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Seconda ondata Covid raggela ottimismo su ripresa congiunturale

L'economia si appresta a girare a ritmi ancora più ridotti. KEYSTONE/URS FLUEELER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 ottobre 2020 - 12:00
(Keystone-ATS)

La seconda ondata della pandemia raggela l'ottimismo riguardo alla ripresa della congiuntura elvetica.

L'indice sulle prospettive economiche calcolato da Credit Suisse e da CFA Society Switzerland sulla base delle aspettative degli analisti finanziari è calato bruscamente, scendendo ai minimi da marzo. Tre esperti su quattro prevedono fra l'altro un aumento della disoccupazione.

In ottobre l'indicatore si è attestato a 2,3 punti, valore di poco ancora positivo, ma inferiore di 23,9 punti rispetto a settembre, si evince dai dati pubblicati oggi. Concretamente questo significa che sono comunque ancora lievemente più numerosi gli specialisti che si aspettano un rafforzamento della dinamica economica di quelli che puntano sull'evoluzione opposta.

L'indice era a 8,3 in gennaio e a 7,7 in febbraio. Era poi crollato a -45,8 in marzo, per poi rimbalzare a 12,7 in aprile e salire nei mesi successivi: 31,3 in maggio, 48,7 in giugno, 42,4 in luglio, 45,6 in agosto. La tendenza a una contrazione era già stata rilevata in settembre, con 26,2.

Tornando a ottobre e scendendo nei dettagli, il 27,9% degli interrogati è convinto che nei prossimi sei mesi non vi saranno cambiamenti nella situazione congiunturale, il 37,2% si aspetta un miglioramento e il 34,9% pronostica un peggioramento (valori che determinano poi l'indice complessivo: 37,2 meno 34,9 = 2,3).

Rispetto a settembre sono in aumento i pessimisti (+13,6 punti), mentre si sfoltiscono le file degli ottimisti (-10,3 punti) e di coloro che puntano sullo status quo (-3,2 punti). Un po' meno negativo, nel confronto mensile, è invece il giudizio sulla situazione attuale, con un indice a -18,6 punti (+14,2 punti).

Il peggioramento delle stime per il futuro elvetico si accompagna a un'analisi analoga anche per l'Eurozona (-18,5 punti a -7,0 punti), gli Stati Uniti (-17,5 a -9,3 punti) e la Cina (-13,5 a 21,0 punti).

Tornando entro i confini della repubblica dei 26 cantoni diminuiscono gli esperti che si aspettano un aumento dell'inflazione (23%, -2 punti). Un'ampia maggioranza (67%, +1 punto) non prevede però cambiamenti e pochi (9%, +1 punto) scommettono su una progressione.

I tassi sono attesi fermi nel corto termine (88%); non molti li pensano in calo (10%) e solo una sparuta minoranza (2%) vede all'orizzonte un aumento. Anche sul lungo termine solo il 18% ipotizza una progressione: rimane assai più consistente la quota di chi non scorge mutamenti (70%) e non manca anche chi scommette su una contrazione (13%).

Il 40% degli interrogati prevede inoltre una progressione dell'indice di borsa SMI, mentre il 33% punta su valori stabili e il 28% su una flessione. Riguardo ai cambi, il 55% del campione ritiene che non vi saranno cambiamenti nel corso euro/franco, il 5% si aspetta un indebolimento del franco e il 40% un rafforzamento. Sul fronte della disoccupazione il 74% vede una crescita dei senza lavoro, il 19% una stagnazione e il 7% un calo.

Al sondaggio, effettuato fra il 15 e il 22 ottobre, hanno partecipato 43 analisti.

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