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In Serbia resta alta l'emergenza inondazioni , il cui bilancio è finora di almeno sei morti e oltre 7000 sfollati. Le piogge continuano a flagellare l'intero Paese, anche se da stamane si nota una minore intensità dei fenomeni. Il pericolo sono ora i grandi fiumi - Danubio, Sava, Drina - le cui piene sono attese nelle prossime ore anche nelle grandi città come Belgrado e Novi Sad. Le autorità serbe hanno parlato delle più gravi inondazioni degli ultimi cento anni.

La situazione più critica era segnalata stamane a Obrenovac, località sulla Sava a una trentina di km a ovest di Belgrado, completamente allagata e con più di 2500 persone che attendono di essere evacuate. I più si sono rifugiati sui tetti delle case, e sono in molti a temere crolli rovinosi se i soccorsi non arriveranno rapidamente. A Obrenovac però si arriva solo in gommone.

Il premier Aleksandar Vucic, che ieri ha visitato alcune delle zone alluvionate, ha lanciato un appello a non opporsi alle evacuazioni, un fenomeno molto ricorrente sopratutto fra le persone più anziane. Ai soccorsi partecipano unità dell'esercito, della gendarmeria e delle forze speciali, con l'appoggio di elicotteri.

Cominciano ad arrivare gli aiuti dall'estero, e stamane è atterrato a Nis (sud) un primo aereo russo, un Ilyushin 76 con a bordo una settantina di specialisti in soccorsi di emergenza. In giornata è atteso un secondo aereo dalla Russia carico di generi alimentari e medicinali. Aiuti sono giunti anche da Slovenia e Montenegro.

Molto critica a causa delle inondazioni resta la situazione anche nella vicina Bosnia-Erzegovina, dove numerose località allagate sono isolate e attendono i soccorsi. Le temperature in tutta la regione restano autunnali, intorno ai dieci gradi, con nevicate sui rilievi. Le previsioni meteo parlano di miglioramenti a cominciare dalla prossima settimana.

SDA-ATS