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Serbia: si acuisce crisi con Montenegro dopo arresto deputato

Secondo il ministro serbo per l'innovazione tecnologica Nenad Popovic, la dirigenza del Montenegro "non si differenzia affatto dai terroristi albanesi che governano a Pristina".

KEYSTONE/AP/DARKO VOJINOVIC

(sda-ats)

L'arresto in Montenegro di un deputato della minoranza serba esponente del Fronte democratico all'opposizione ha aggravato la crisi nei rapporti tra Belgrado e Podgorica.

I due Stati erano già in forte polemica per il sostegno del Montenegro al Kosovo e per il divieto imposto di recente dalle autorità montenegrine all'ingresso nel Paese di alcuni storici e intellettuali serbi, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale.

Nebojsa Medojevic, deputato di nazionalità serba che milita all'opposizione, è stato arrestato giovedì sera per il suo rifiuto di testimoniare in un procedimento giudiziario per tangenti.

Particolarmente dura la posizione del ministro serbo per l'innovazione tecnologica Nenad Popovic, per il quale la Serbia dovrebbe reagire adeguatamente alle continue manifestazioni di inimicizia da patte del Montenegro.

"Il regime di Milo Djukanovic ha riconosciuto il falso stato del Kosovo e ha votato a favore dell'adesione di tale prodotto criminale all'Unesco e all'Interpol" (finora fallita in entrambi i casi. ndr), ha detto Popovic citato oggi dai media serbi.

"Tale regime - aggiunto Popovic - continua in un'opera di autentico genocidio identitario nei confronti dei serbi del Montenegro, continua a perseguitare la chiesa ortodossa serba, ha inviato propri militari nella Forza Nato in Kosovo, quella Nato che bombardò la Serbia e il Montenegro (nella primavera 1999, ndr), un regime che vieta l'ingresso nel Paese agli intellettuali serbi distruggendo la storia e l'identità del Montenegro. E ora tale regime arresta e perseguita i politici che la pensano diversamente, come nelle peggiori dittature".

"Basta con il silenzio e la tolleranza sulle repressioni e violenze nei confronti del popolo serbo in Montenegro", ha affermato Popovic, per il quale la dirigenza di Podgorica "non si differenzia affatto dai terroristi albanesi che governano a Pristina".

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