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Il governo serbo ha annunciato oggi un pacchetto di severe misure di tagli e risparmi per evitare l'ulteriore deterioramento della situazione economica e finanziaria del Paese, ritenuta da molti al limite della bancarotta. Debito pubblico intorno al 60% del pil, inflazione al 7%, disoccupazione oltre il 24%, deficit di bilancio in continua ascesa, oltre i parametri concordati con l'Fmi: la Serbia ha visto peggiorare progressivamente la sua situazione, e non sono pochi coloro che prospettano per il paese balcanico uno scenario greco.

Le misure di austerità decise dal governo si riferiscono in primo luogo al taglio dei salari nel settore pubblico, che conta circa 700mila dipendenti, a partire dal 2014. Chi guadagna oltre 60mila dinari mensili (circa 645 franchi) si vedrà ridurre lo stipendio del 20%, per chi ha un salario di oltre 100mila dinari (circa 1'075 franchi) il taglio sarà del 25%. Krstic ha fatto notare che le paghe nel settore pubblico sono in Serbia fra il 30% e il 35% più alte che nel comparto privato.

Verrà inoltre aumentata dall'8% al 10% l'aliquota bassa dell'Iva applicata a prodotti di base, e verranno ridotte o annullate del tutto le sovvenzioni alla compagnie pubbliche, molte delle quali verranno ristrutturate. È prevista una riduzione del costo dei prestiti, un miglioramento del clima finanziario generale, con provvedimenti diretti a favorire l'afflusso di investimenti.

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SDA-ATS