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Sale la pressione sulla Società svizzera di radiotelevisione (SSR).

Al termine di una sessione straordinaria, il Consiglio nazionale ha approvato - con 92 voti contro 75 e 8 astenuti - una mozione di Natalie Rickli (UDC/ZH) che chiede che si tenga conto del risultato risicato alle urne in favore del nuovo sistema di finanziamento del canone radio-tivù lo scorso mese di giugno, quando sarà avviata la grande discussione sul servizio pubblico l'anno prossimo. Il Consiglio degli Stati si pronuncerà domani.

Anche se oggi non è stata presa alcuna decisione di fondo. La destra - uscita rafforzata dalle elezioni federali di ottobre - è riuscita ad ottenere che talune sue rivendicazioni vengano esaminate nel rapporto che il Consiglio federale dovrà presentare a metà del 2016.

La Rickli chiede in particolare di esaminare l'idea dell'attribuzione di un mandato sussidiario alla SSR, che sarebbe presente laddove i media privati non riescono a garantire l'offerta. Il numero di reti radiofoniche e televisive potrebbe così essere ridotto. Altra rivendicazione: la presenza online della SSR potrebbe limitarsi a un servizio di audio- e videoteca. Infine, la destra chiede di esaminare diverse varianti budgetarie, con una riscossione del canone che va da 1,3 miliardi a 500 milioni.

Dal canto suo, la consigliera federale Doris Leuthard ha invitato invano il plenum a non pregiudicare la discussione che si terrà l'anno prossimo. Taluni interventi parlamentari vogliono mettere il carro davanti ai buoi, ha aggiunto.

A suo avviso, non si può fissare i costi prima di definire il mandato di servizio pubblico. Occorrerà inoltre tener conto della digitalizzazione crescente, ma anche del fatto che la Svizzera è un piccolo Paese fortemente irradiato dai media esteri.

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SDA-ATS