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BERLINO - John Demjanjuk, il presunto boia di Sobibor, sotto processo dallo scorso novembre per l'eccidio di quasi 28'000 ebrei nel 1943, ha respinto oggi - per la prima volta - le accuse a suo carico.
Con una dichiarazione letta in aula dal suo avvocato, Demjanjuk, che rischia di trascorrere il resto della sua vita in carcere, ha detto che durante il conflitto era un "prigioniero di guerra", sottolineando che è una "ingiustizia voler trasformare un prigioniero di guerra in un criminale di guerra".
Demjanjuk, 89 anni, è accusato di avere preso parte all'eccidio di 27.900 ebrei nel campo di concentramento di Sobibor - nella Polonia occupata - una strage avvenuta da fine marzo a metà settembre del 1943.
Nei mesi scorsi, il suo legale, Ulrich Busch, aveva anche accusato i giudici di essere "di parte", sostenendo che il suo assistito "è vittima di un complotto giuridico internazionale".
Demjanjuk, aveva sostenuto l'avvocato, dovrebbe essere considerato una vittima del nazismo poiché è "sullo stesso livello" di un sopravvissuto dei campi di concentramento. E poi aveva aggiunto: era obbligato a lavorare a Sobibor poiché era un prigioniero delle Ss. L'alternativa sarebbe stata la morte, aveva detto.
Il verdetto è atteso entro il sei maggio prossimo, ma probabilmente questa data slitterà a causa delle precarie condizioni di salute dell'imputato, che stanno rallentando il processo.

SDA-ATS