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Shoah: studiosi tedeschi, Pio XII fu informato e tacque

È quanto emergerebbe dagli archivi della Santa Sede. KEYSTONE/EPA/FABIO FRUSTACI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 29 aprile 2020 - 18:44
(Keystone-ATS)

Secondo studiosi tedeschi che hanno consultato in marzo i documenti dell'Archivio Apostolico Vaticano, papa Pio XII venne a sapere da fonti proprie dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale ma tacque con il governo americano.

Ciò dopo che un suo collaboratore argomentò che ebrei e ucraini (le fonti dirette delle informazioni del Pontefice) non potevano essere considerati affidabili. Ne dà notizia il Washington Post.

Sette studiosi dell'Università di Münster hanno consultato gli archivi nella settimana in cui sono stati aperti ai ricercatori prima della serrata per il coronavirus. A loro avviso la Santa Sede insabbiò questi e altri documenti presumibilmente per proteggere l'immagine di papa Pacelli, una scoperta che, secondo il Post, "rischia di imbarazzare la chiesa cattolica già nel mirino per il cover-up degli abusi del clero".

Hubert Wolf, un sacerdote e storico della Chiesa che ha già lavorato all'Archivio Apostolico e che il Washington Post definisce "un ricercatore prolifico e oggettivo" guida il team tedesco. Candidato alla canonizzazione, Pio XII è al centro di polemiche per non aver pubblicamente denunciato l'Olocausto, un'immagine non condivisa dai suoi difensori che citano la decisione di nascondere ebrei in Vaticano, in chiese e monasteri. La Santa Sede ha già pubblicato undici volumi di documenti tratti dai suoi archivi per dimostrare l'innocenza del Papa.

La catena di eventi studiata da Wolf parte dal settembre 1942 quando un diplomatico Usa inviò al Vaticano un rapporto sul massacro del Ghetto di Varsavia basato su informazioni dell'ufficio di Ginevra della Jewish Agency for Palestine. Secondo una nota degli archivi, il dossier fu letto dal Papa. Washington voleva sapere se il Vaticano, ricevendo informazioni da tutto il mondo, poteva confermare con fonti proprie e, nel caso, come fare per mobilitare l'opinione pubblica contro questi crimini.

Due lettere contenute negli archivi confermarono le informazioni Usa: la prima, dell'arcivescovo greco cattolico di Lviv, parlava di 200 mila ebrei massacrati in Ucraina sotto la "diabolica" occupazione nazista, la seconda, di un uomo d'affari italiano di nome Malvezzi, informava mons. Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, dell'"incredibile strage" di ebrei di cui era stato testimone. Montini riferì al segretario di Stato, il cardinale Luigi Maglione.

Il Vaticano, secondo i ricercatori tedeschi, sapeva dunque, ma rispose agli Usa di non poter confermare. Un alto funzionario della Segreteria di Stato, il futuro cardinale Angelo Dell'Acqua, definì inaffidabili le informazioni dell'Agenzia perché gli ebrei "esagerano facilmente" e gli "orientali" - il riferimento sarebbe all'arcivescovo di Lviv - "non sono un esempio di onestà".

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