Navigation

Si alza febbre del Pianeta, Europa mai così tanto calda

Tempi duri anche per la Terra, non solo a causa del coronavirus. KEYSTONE/EPA/ALEX PLAVEVSKI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 22 aprile 2020 - 20:36
(Keystone-ATS)

La febbre del Pianeta che si alza, l'Europa mai così tanto bollente con un 2019 eletto ad anno più caldo mai registrato e temperature medie di quasi 2 gradi al di sopra di quelle della seconda metà del XIX secolo.

Senza dimenticare un Polo Nord destinato a restare senza ghiacci in estate molto prima del 2050. Poi il depauperamento delle risorse naturali e l'sos cibo. Un Pianeta che quest'anno, nel giorno del 50esima Giornata della Terra, si trova a fronteggiare una doppia imponente crisi: quella climatica, tema centrale della giornata, e quella dettata dalla pandemia Covid.

Le immagini del lockdown, senza traffico, con i cieli senza cappe di smog, acque pulite e animali selvatici che vagano liberi sulle strade vuote, trasmettono un Pianeta mai visto ma rimandano anche l'immane dramma che sta vivendo l'umanità. Oggi tutti intorno al capezzale della Terra per una sfida che si intreccia con il tema della salute.

Dobbiamo affrontare due crisi in una sola volta: quella del nuovo coronavirus e quella climatica, dice Greta Thunberg parlando dal museo dei Nobel a Stoccolma in una conversazione web con il direttore del Potsdam Institute Johan Rockström. Alla giovane attivista svedese guarda anche papa Francesco promuovendo la mobilitazione dei giovani. E, dice ancora Francesco, "come la tragica pandemia ci sta dimostrando, soltanto insieme e facendoci carico dei più fragili possiamo vincere le sfide globali". Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, parla invece di "profonda emergenza per la crisi ambientale in atto".

Intanto i dati sono implacabili. Il rapporto del programma Copernicus gestito da Commissione Europea e Agenzia spaziale europea (Esa), rileva come 11 dei 12 anni più caldi di sempre si siano verificati dal 2000 a oggi con il 2019 anno record, seguito da vicino dal 2014, 2015 e 2018. Tutte le stagioni hanno registrato temperature più calde nella media (l'estate è la quarta più calda dal 1979). Alcune parti d'Europa hanno registrato temperature estive da 3 a 4 gradi superiori alla norma, con giugno e luglio bollenti in alcuni Paesi, tra cui Francia e Germania. La siccità estiva ha colpito l'agricoltura e le aree naturali in molte aree.

Sul fronte gas serra, nel 2019 - si osserva nel rapporto di Copernicus - le concentrazioni di biossido di carbonio (Co2) e metano (Ch4) hanno continuato ad aumentare e "i flussi netti globali di gas a effetto serra come anidride carbonica, metano e biossido di azoto seguono una continua tendenza al rialzo". Concentrazioni così alte che, secondo gli scienziati, è possibile trovare solo risalendo a milioni di anni nella storia".

Infine l'sos Polo Nord: l'oceano Artico potrebbe ritrovarsi del tutto libero dai ghiacci in estate anche prima del 2050 secondo i risultati di un nuovo studio diretto da Dirk Notz dell'Università di Amburgo, con la collaborazione di un team internazionale di ricercatori di 21 Istituti, compresa la Fondazione Cmcc Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Analizzati i risultati di 40 diversi modelli climatici. "La maggior parte - spiega l'italiana Dorotea Iovino - prevede che l'Artico si ritroverà libero dai ghiacci a settembre prima del 2050".

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.