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Per contrastare la criminalità transfrontaliera, specie lungo la fascia di confine con l'Italia, è necessario rafforzare la cooperazione con le autorità della Penisola, mediante l'istituzione di pattuglie miste e un miglioramento delle condizioni quadro per lo scambio di informazioni. È quanto prevede l'accordo bilaterale tra la Svizzera e l'Italia in materia di cooperazione di polizia e doganale - firmato il 14 ottobre 2013 - approvato oggi dal Consiglio nazionale all'unanimità. Il dossier va agli Stati.

L'intesa in questione - che dovrà rafforzare il centro di coordinamento di Chiasso - sostituisce quella del 1998, ha dichiarato a nome della commissione Marco Romano (PPD/TI), sottolineando l'importanza che l'accordo entri in vigore in tempi brevi, idealmente all'inizio dell'anno prossimo. Da parte elvetica, l'accordo dovrebbe essere pronto per la ratifica entro l'estate.

In caso di ritardo della controparte, Romano si attende che la Confederazione faccia pressione su Roma affinché l'Italia possa ratificare il documento nel minor tempo possibile.

Per il consigliere nazionale ticinese è importante dare risposte rapide e precise alle preoccupazioni della popolazione residente a cavallo della fascia di confine, popolazione confrontata con fenomeni di microcriminalità in crescita. La ristrettezza degli spazi e la rapidità con cui operano i delinquenti impongono un miglioramento del coordinamento e della collaborazione con la controparte italiana.

La nuova intesa migliora e approfondisce il quadro normativo esistente a livello di scambio di informazioni - ma la protezione dei dati è garantita ha assicurato la commissione - e di coordinamento di operazioni congiunte in caso di eventi gravi. Viene regolato anche il distaccamento di unità di intervento e la costituzione di pattuglie miste. L'accordo prevede anche la possibilità di sconfinamento da parte di agenti dello stato limitrofo in caso di inseguimento.

Italia e Svizzera, ha rammentato Romano, dovranno ancora mettersi d'accordo sui regolamenti di esecuzione per la gestione delle banche dati e la costituzione di pattuglie miste. Circa quest'ultimo aspetto, ha precisato il Ticinese, le munizioni ad espansione in dotazione agli agenti svizzeri non sono ammesse in Italia, poiché considerate materiale da guerra.

In merito agli inseguimenti, l'intesa con l'Italia si basa sugli accordi di Schengen. In particolare, per quanto attiene alla cooperazione con l'Italia, la Dichiarazione della Svizzera concernente l'articolo 41 paragrafo 9 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen (CAS) recita che "gli agenti italiani impegnati nell'inseguimento hanno diritto di fermare la persona inseguita. L'inseguimento è ammesso in presenza di un reato che può dare luogo ad estradizione secondo l'articolo 41 paragrafo 4 lettera b CAS. L'inseguimento può essere effettuato senza limiti di tempo entro un raggio di 30 chilometri dalla frontiera italo-svizzera".

Tale disposizione è ripresa nell'articolo 12 dell'Accordo approvato oggi. Intese simili sono già realtà per quanto riguarda la collaborazione con la Francia e la Germania.

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SDA-ATS