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Sindacati italiani: no a blocco ristorni

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 luglio 2011 - 16:19
(Keystone-ATS)

"No" al blocco dei ristorni fiscali sui contributi versati dai lavoratori frontalieri nel Canton Ticino, che blocca oltre confine 22 milioni di euro destinati all'Italia. È la posizione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil della Lombardia dopo la decisione del Consiglio di Stato ticinese di bloccare il 50% delle imposte alla fonte versate in territorio elvetico, che per questo hanno rivolto un appello al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

Alla base della decisione, secondo una nota sindacale, c'è il mancato accordo bilaterale tra Italia e Svizzera sul lavoro frontaliero. Per questo motivo le organizzazioni sindacali regionali si sono dette "nettamente contrarie alla decisione presa dalla Svizzera, perché i lavoratori frontalieri non possono essere usati come merce di scambio per le questioni pendenti tra i due Governi, e invitano il Consiglio di Stato a rivedere immediatamente la decisione presa".

Secondo i sindacati, poi, la decisione svizzera "mette a repentaglio i bilanci di tutti i Comuni di frontiera, che sono i principali destinatari di queste risorse, perchè devono garantire i servizi a tutti i cittadini, sia che lavorino in Italia sia che siano frontalieri". I comuni infatti, "si vedrebbero costretti a un drastico ridimensionamento dei servizi pena la bancarotta".

Secondo le segreterie regionali, a questo punto "non può più essere rimandata l'esigenza di riavviare i contatti tra i Governi italiano e svizzero, per definire un accordo bilaterale che eviti la doppia imposizione fiscale sui lavoratori frontalieri, come il Governo svizzero ha già fatto con numerosi paesi ad esclusione dell'Italia". Al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni i sindacati chiedono di "intervenire urgentemente presso il Governo italiano, affinché riprendano le trattative e la situazione venga sbloccata, perchè il lavoro frontaliero in Lombardia interessa oltre 50'000 persone, le Province di Como, Varese e Sondrio e un numero molto significativo di Comuni di frontiera".

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