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Mentre comincia a bombardare l'Isis in Siria, la Russia lancia un appello al presidente Bashar al Assad per chiedergli di accettare dei "compromessi" con l'opposizione.

Troppo poco per far presagire una svolta che porti Mosca a 'scaricare' il suo alleato in Medio Oriente, mentre sul fronte occidentale la Francia rimane la più strenua sostenitrice di un'uscita di scena del presidente, arrivando ad aprire un'inchiesta penale contro il regime per "crimini di guerra".

Più prudente la posizione degli Usa, secondo i quali Assad se ne deve andare, ma nel quadro di una "transizione ordinata" e "in tempi ragionevoli", per evitare un' "implosione". Ad affermarlo è il segretario di Stato John Kerry, che in un'intervista alla Cnn ha così ribadito una posizione già espressa nei giorni scorsi.

L'ostacolo che rimane sulla strada verso un accordo che consenta una soluzione politica del conflitto siriano - e di conseguenza una lotta veramente efficace della comunità internazionale contro l'Isis - rimane quindi la sorte di Assad, che solo poche settimane fa, in un'intervista alla televisione Al Manar del movimento sciita libanese Hezbollah, suo alleato, si era detto convinto che Mosca non lo avrebbe mai abbandonato.

L'inchiesta preliminare aperta dalla Procura di Parigi contro il regime di Assad, secondo l'agenzia Afp, si basa sulla testimonianza e le prove di un ex fotografo della polizia militare siriana, conosciuto con il nome in codice di "Caesar", fuggito dalla Siria nel 2013 portando con sé 55.000 fotografie di corpi torturati. Le indagini preliminari, avviate il 15 settembre scorso, si riferiscono quindi a presunti "crimini di guerra" commessi dal 2011, cioè dall'inizio della repressione delle proteste pacifiche e poi del conflitto civile, fino appunto al 2013.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, parlando al Consiglio di Sicurezza, ha detto che esiste "un obbligo verso i siriani, quello di assicurare una punizione per chi commette crimini gravi".

Ma è difficile pensare che la Russia possa appoggiare un'incriminazione internazionale di Assad, andando al di là di quelli che per ora sono generici inviti rivoltigli dal presidente Vladimir Putin ad aprire un colloquio con l'opposizione. Assad, ha affermato Putin, deve essere pronto a "compromessi nel nome del suo paese e del suo popolo" per favorire "le riforme politiche e il dialogo tra tutte le forze sane del paese".

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SDA-ATS