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Una scommessa, una partita a dadi, un azzardo. Sono molte le espressioni colorite usate per descrivere l'impossibilità di prevedere se la richiesta di autorizzazione all'uso della forza militare in Siria avanzata dal presidente Barack Obama al Congresso otterrà luce verde o meno. Anche perchè i partiti sono fortemente divisi sull'argomento, anche al loro interno.

Tra i repubblicani all'opposizione (ma che controllano la Camera) c'è chi sostiene che una azione 'limitatà non ha senso, è di fatto inutile, e quindi non intende sostenerla; mentre tra i democratici, il partito del presidente, l'ala pacifista è comunque contraria.

Poco dopo l'annuncio di Obama, gli influenti senatori repubblicani John McCain e Lindsay Graham, entrambi vicini all'opposizione siriana, hanno prontamente annunciato che voteranno contro raid isolati "che non cambiano gli scenari sul campo di battaglia".

Oggi, McCain, l'avversario di Obama alle presidenziali del 2008, non ha voluto dire come voterà, ma ha sottolineato che "le conseguenze di un presidente battuto dal Congresso in una questione di questa entità sarebbero davvero molto gravi". Molti repubblicani affermano che il presidente Obama, il leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid e la leader della minoranza democratica alla Camera Nancy Pelosi dovranno far fronte ad una forte opposizione da parte del Grand Olp Party (Gop). Altri sostengono invece che se il Commander in Chief otterrà luce verde dal Congresso sarà proprio grazie ai repubblicani.

Un assist ad Obama è arrivato dal presidente della commissione intelligence della Camera, il repubblicano Mike Rogers, che a sua volta ha ammonito i suoi colleghi affermando che un voto contro la risoluzione sulla Siria avrebbe serie ripercussioni non solo sul prestigio del presidente, ma anche sulla politica estera degli Stati Uniti.

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SDA-ATS