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La contabilità della morte in Siria va avanti inesorabile: almeno 160 tra ribelli e soldati sono stati uccisi nelle ultime 48 ore in violenti combattimenti avvenuti nella regione della Ghouta orientale, a est di Damasco, considerata una roccaforte degli insorti. E non vengono risparmiati nemmeno i bambini: secondo un rapporto britannico ne sarebbero morti 11'000 dall'inizio del conflitto.

In base alle informazioni dell'Osservatorio siriano dei diritti umani, i ribelli sono in difficoltà e le forze di Damasco ne stanno approfittando. Di fronte al recente successo dell'esercito nella provincia di Damasco, che ha bloccato la fornitura degli insorti ai quartieri meridionali della capitale, i ribelli cercano di difendere la loro roccaforte principale a est e di rompere l'assedio imposto da mesi dalle forze regolari.

Almeno 28 miliziani jihadisti dello Stato dell'Iraq e del Levante (Isis) e del Fronte Al-Nusra, 26 ribelli e 18 soldati sono morti negli scontri tra gli insorti e l'esercito di Assad, sostenuto dagli Hezbollah libanesi e dai miliziani sciiti iracheni.

E mentre la guerra civile continua, a Londra viene pubblicato un rapporto scioccante dell'Oxford Research. Delle 11.420 vittime nella guerra di età inferiore ai 17 anni, 2223 - vi si legge - sono morti nella zona di Aleppo, 389 sono stati uccisi da un cecchino, 764 "sommariamente giustiziati" e più di 100 sono stati "torturati". Nel tragico computo ci sono anche 128 giovanissimi morti nell'attacco chimico di Ghouta avvenuto il 21 agosto scorso.

"Sconvolge innanzi tutto il numero di morti ma anche il modo in cui bambini innocenti sono stati uccisi", ha detto Hamit Dardagan, uno degli autori dello studio. "Bombardati nelle loro case, nelle loro comunità, nelle attività di tutti i giorni, mentre ad esempio sono a scuola, ha aggiunto. Tutte le parti in causa devono avere la responsabilità di proteggere i bambini".

Intanto alle Nazioni Unite si apre lo spiraglio di una tregua. Rappresentanti americani, russi e dell'ONU si vedranno domani a Ginevra e dovrebbero fissare per gennaio la conferenza internazionale sulla Siria. Secondo fonti diplomatiche, il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon dovrebbe annunciare la data al termine della riunione.

La conferenza, rinviata numerose volte negli ultimi mesi, dovrebbe riuscire a riunire intorno allo stesso tavolo regime e opposizione per mettere fine alla guerra civile che sta straziando il Paese da due anni e mezzo. All'incontro di domani dovrebbero partecipare l'inviato dell'ONU e della Lega Araba Lakhdar Brahimi, i viceministri degli esteri russi Ghennadi Gatilov e Mikhail Bogdanov e la sottosegretaria di stato americana Wendy Sherman.

Le incognite sono ancora molte, ma l'accordo di queste ore con l'Iran - Paese in prima fila anche sul fronte siriano - appare se non altro un buon viatico.

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SDA-ATS