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Siria: Al Arabiya, 17 dimostranti uccisi a Deraa

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2011 - 18:36
(Keystone-ATS)

Le forze di sicurezza siriane sono intervenute oggi contro i manifestanti anti-regime a Daraa, causando parecchi morti. Altre unità dell'esercito regolare e delle forze di sicurezza siriani si stanno dirigendo la città nel sud del Paese. Ma anche a Homs, 180 km a nord di Damasco, le forze di sicurezza hanno ucciso almeno due persone.

Secondo testimoni oculari a Daraa citati dalla tv panaraba al Arabiya, le vittime sarebbero almeno 17. Fonti mediche locali, citate dai siti di monitoraggio sugli eventi siriani che trasmettono anche su Twitter, riferiscono di almeno 10 morti

A Daraa, i dimostranti hanno dato fuoco a un ufficio del Partito Baath (al potere) e hanno distrutto una statua di Basil al Assad, il fratello defunto del presidente Bashar al Assad, hanno riferito testimoni alla Reuters per telefono.

Secondo le testimonianze sui siti di monitoraggio, unità dell'esercito e delle forze di sicurezza si starebbero dirigendo verso Daraa provenienti dalla capitale e dalla regione di Suwayda, a ovest dell'epicentro delle proteste.

Il ministero degli Interni siriano ha invitato i residenti di Deraa a non ospitare nelle abitazioni membri di non meglio precisate "bande armate" e di segnalare alle autorità ogni informazione sui "criminali".

Anche a Homs, 180 km a nord di Damasco, le forze di sicurezza hanno ucciso almeno due persone durante una manifestazione anti-regime, riferiscono fonti locali.

Migliaia di manifestanti sono stati dispersi in serata anche ad Hama, 220 km a nord di Damasco.

Ancora più a nord-ovest, nella cittadina costiera di Jablah, il governatore di Latakia, capoluogo della regione a maggioranza alawita da cui proviene la famiglia presidenziale degli al-Assad, è stato aggredito verbalmente. Il governatore si era recato nella cittadina per incontrare alcuni manifestanti. Quando li ha invitati a scandire slogan a favore del presidente Bashar al Assad, la folla ha preso a insultarlo violentemente e il governatore è stato costretto a lasciare la città.

Secondo quanto rende noto un testimone occidentale, pure nella capitale, le forze di sicurezza hanno caricato e picchiato con i manganelli dei dimostranti sunniti, mentre questi uscivano dalla moschea Rufai, nel quartiere di Kfar Suseh.

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