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"Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo": è il duro attacco del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, alla 70/ma Assemblea Generale dell'organizzazione.

"Cinque Paesi in particolare hanno la chiave: Russia, Usa, Arabia Saudita, Iran e Turchia", ha aggiunto. "La responsabilità è innanzitutto delle parti del conflitto in Siria, ma guardare solo all'interno del Paese mediorientale per trovare una soluzione non è sufficiente, la battaglia è guidata anche da poteri e rivalità regionali".

Ban ha aggiunto che "l'inviato speciale dell'Onu Staffan de Mistura sta facendo tutto quanto in suo potere per creare le basi di una soluzione pacifica, ma è arrivato il momento per altri, in primis per il Consiglio di Sicurezza e per gli attori regionali più importanti, di fare un passo avanti".

Passando alla crisi dei migranti, il segretario generale ha affermato che "nel 21esimo Secolo non possiamo costruire muri e steccati".

"Prima di tutto dobbiamo guardare alle cause alla radice nei paesi di origine", ha detto Ban "congratulandosi" con i Paesi europei che stanno garantendo il diritto di asilo, ma sottolineando anche che "l'Ue deve fare di più" e che "tutti i Paesi devono prendersi le proprie responsabilità".

Il segretario generale ha quindi ribadito il problema del sottofinanziamento delle agenzie umanitarie dell'Onu, che "continuano a sfidare condizioni difficili per raggiungere le persone bisognose". Secondo Ban, "il sistema umanitario globale non è guasto, è senza soldi: non riceviamo denaro a sufficienza per salvare abbastanza vite umane", ha avvertito, ribadendo che solo un terzo dei fondi richiesti per la Siria e la metà di quelli chiesti per l'Iraq e lo Yemen sono stati finanziati.

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SDA-ATS