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"Non crediamo che aggiungere altre armi a quelle già presenti in Siria sia ciò che serve per realizzare una transizione pacifica": lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, confermando che l'amministrazione Obama non sta prendendo in considerazione un intervento militare nel Paese mediorientale, ma si limita a "fornire assistenza non letale all'opposizione".

La posizione degli Stati Uniti quindi - stando alle parole di Carney - non è mutata nemmeno dopo l'addio dell'inviato speciale di Onu e Lega Araba in Siria Kofi Annan, che ieri ha lasciato il suo incarico. Un gesto che in molti hanno definito il tracollo della diplomazia nel tentativo di risoluzione della crisi siriana.

Alcuni esperti e politici statunitensi sostengono apertamente che Washington dovrebbe usare la sua forza militare e la sua capacità di intelligence per far pendere l'ago della bilancia a favore dei ribelli, accelerando così la caduta del regime. Ma l'amministrazione Obama teme un bagno di sangue anche nell'era dopo-Assad in Siria, ed è riluttante al proprio coinvolgimento in un altro conflitto in Medio Oriente.

Washington comunque ha stanziato 25 milioni di dollari per fornire sostegno "non letale" alle forze di opposizione, e ieri è stato disposto il finanziamento di altri 12 milioni per gli aiuti umanitari.

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SDA-ATS