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Siria: ennesimo venerdì di sangue, almeno 18 morti

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 settembre 2011 - 21:27
(Keystone-ATS)

Almeno 18 civili siriani sono stati uccisi - secondo attivisti e testimoni oculari - oggi in diverse località della Siria nel 27/o venerdì consecutivo di proteste anti-regime, mentre i 27 rappresentanti dei Paesi membri dell'Ue hanno deciso di imporre nuove sanzioni, questa volta in ambito petrolifero, contro l'oligarchia al potere da oltre 40 anni.

In attesa che le sanzioni europee entrino in vigore tra oltre due mesi l'agenzia ufficiale Sana ha smentito il bilancio degli attivisti e ha invece accusato "terroristi" di aver ucciso in tutto tre agenti in tre differenti sacche del territorio in mano a "bande armate".

L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che da anni e ben prima dello scoppio della rivolta, riportava ogni violazione commessa contro i cittadini siriani, precisa che otto persone - di cui una ragazza di 16 anni (inizialmente si era diffusa voce che fosse una bambina) - sono state uccise in tre diversi sobborghi di Damasco: Arbin, Kfar Batna e Hammuriya.

Testimoni oculari hanno confermato all'ANSA quanto riportato oggi dalle tv panarabe al Jazira e al Arabiya, secondo cui i due ospedali di Arbin e Kfar Batna sono stati circondati e gli ingressi sigillati dalle forze di sicurezza per impedire che vi fossero trasportati i feriti colpiti dalle pallottole sparate - secondo le stesse fonti - dagli agenti. Uno dei due ospedali è stato assaltato dai poliziotti alla ricerca dei manifestanti feriti. Altri tre civili sono stati uccisi nell'area di Homs, e a Talbisse, dove secondo la Sana sarebbero stati invece uccisi alcuni "terroristi" che tentavano di assaltare un posto di blocco delle forze di sicurezza.

Tre manifestanti sono morti - secondo l'Ondus - dopo esser stati colpiti mortalmente dal fuoco degli agenti a Dayr az Zor, capoluogo della regione orientale al confine con l'Iraq. I Comitati di coordinamento locale hanno stasera diffuso una lista provvisoria di 18 civili uccisi: nove nei sobborghi della capitale, quattro nella regione di Homs e tre in quella di Dayr az Zor. Altri due sono ancora senza nome.

All'indomani dell'uccisione di almeno nove persone, tra cui un bimbo, decine di migliaia di persone erano tornate oggi in strada subito dopo la preghiera comunitaria del venerdì, ribattezzato sui social network "della morte piuttosto che l'umiliazione".

Cortei si sono registrati com'è consuetudine nel nord-est curdo, nell'est dell'Eufrate, in alcuni quartieri di Hama, Homs (centro) e Latakia (nord-ovest), nella regione di Daraa (sud), nei sobborghi di Damasco e in alcune periferie di Aleppo (Sakhur, Ansari, Myassar). Qui testimoni oculari hanno riferito l'intervento di milizie lealiste (shabbiha) appartenenti a clan locali (Bakkara, Barri, Shewhne) noti per il loro coinvolgimento nei traffici illegali di droga e armi nella regione aleppina.

In serata è stata diffusa la notizia della scomparsa a Damasco di Amer Abdessalam, giornalista freelance, che lavorava sotto copertura per diversi media stranieri e che è stato con molta probabilità arrestato dai servizi di sicurezza del regime. Nei giorni scorsi, il presidente Bashar al Assad aveva annunciato il varo di una nuova legge sulla stampa.

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