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In Siria il regime di Bashar al Assad tratterà da una posizione di forza. Gli attesi colloqui intersiriani di Ginevra si avvicinano e il fronte governativo, sostenuto militarmente dalla Russia e dall'Iran, appare più forte, sul terreno e in termini politici

Ad appena 48 ore dall'inizio formale delle trattative mediate dall'Onu, e a cui sono invitati rappresentanti del governo e delle opposizioni siriani, le forze lealiste sostenute dall'aviazione russa, da miliziani libanesi filo-iraniani Hezbollah e da militari iraniani, hanno guadagnato importanti porzioni di territorio su tutti i fronti del conflitto.

Nello stesso tempo, la delegazione governativa che a Ginevra sarà guidata dal ministro degli esteri, Walid al Muallim, appare granitica e compatta. Gli esponenti del regime siriano, al potere da quasi mezzo secolo, sono ben addestrati nel mostrarsi coerenti e rispettosi dei diktat dei vertici del potere di Damasco.

Dall'altra parte del tavolo non si sa invece ancora chi sederà. Dietro il termine ampio di "opposizione" esistono una congerie di gruppi, sigle, fazioni che faticano a trovare una posizione unita, complici anche le interferenze degli attori regionali (Arabia Saudita in primis) e internazionali (Russia e Stati Uniti).

Mosca ha fatto di tutto perché una fazione delle opposizioni, espressione delle formazioni laiciste, curde e progressiste e meno ostili al regime, prendesse le distanze dal raggruppamento di oppositori riuniti invece a Riad.

È sembrata a molti discutibile la stessa scelta, avvenuta nell'incontro di Vienna a dicembre tra i principali attori regionali e internazionali, di affidare al regime saudita il compito di organizzare la delegazione unica delle opposizioni.

Riad non svolge un ruolo di arbitro neutrale nella contesa siriana, ma è invece un attore coinvolto a sostegno dei gruppi armati anti-governativi. Altrettanto va detto per la Russia, che da una parte si mostra come mediatore, dall'altro è in invece prima linea nel sostenere il governo.

La crisi saudita-iraniana scoppiata a gennaio ha inoltre spinto gli oppositori di Riad ad annunciare il possibile boicottaggio dell'incontro di Ginevra. Ne ha approfittato Mosca, che ha allora proposto al mediatore Onu, Staffan De Mistura, una delegazione alternativa per le opposizioni. Risultato: il regime si troverà forse davanti due opposizioni, rivali l'una dell'altra. E avrà ancora una volta un vantaggio sul nemico.

Anche sul terreno, l'intervento russo è stato determinante. Sebbene nei primi tre mesi dei raid aerei di Mosca, le truppe governative assieme alle milizie locali e straniere non fossero riuscite a ottenere successi significativi, da metà gennaio c'è stata un'accelerazione delle offensive lealiste sul fronte nord-occidentale (Latakia), nel nord (Aleppo), nel sud (Daraa), nell'area di Damasco.

In questi scenari lo scontro non è avvenuto contro l'Isis, bensì contro gruppi armati sostenuti a vario livello da Turchia e Arabia Saudita. Solo nell'est (Dayr az Zor) il fuoco russo e governativo ha avuto temporaneamente la meglio in territori controllati dall'Isis.

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SDA-ATS