Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Il presidente siriano Bashar al-Assad è vivo e combatte assieme a noi: in sintesi è questo il messaggio che l'Iran ha oggi lanciato a gran voce da uno dei suoi emissari a Damasco, dove il raìs siriano è apparso in video dopo le voci di una sua presunta morte.

Tale sorte è invece toccata, secondo gli attivisti anti-regime, ad almeno 156 siriani in varie località del paese tra cui Aleppo, attuale epicentro della battaglia tra governativi e ribelli.

"Il popolo e il governo siriano sono determinati a ripulire la Siria dai terroristi", ha detto Assad citato dai media ufficiali siriani dopo l'incontro avuto con Said Jalili, alto rappresentante della Guida suprema della rivoluzione iraniana Ali Khamenei. Oltre le parole, hanno parlato le immagini: il presidente si mostra calmo e freddo come sempre mentre parla a Jalili, che ha ribadito il sostegno incondizionato di Teheran al regime degli Assad, alleato strategico da oltre trent'anni.

"Quel che avviene in Siria non è una questione interna ma una lotta tra l'asse della resistenza (anti-israeliana) e i nemici di questo asse", ha detto Jalili. L'Iran, ha aggiunto, "non permetterà in alcun modo che l'asse della resistenza venga infranto" e "la Siria è un perno essenziale di questo asse".

I terroristi a cui si riferiva Assad sono i ribelli dell'Esercito libero (Esl) ma anche delle frange non controllate dall'Esl che hanno oggi ucciso a Jandar, nei pressi di Homs, 16 operai. La maggior parte delle vittime era alawita, membri della minoranza sciita a cui appartengono i clan al potere in Siria da 40 anni, ma tra gli uccisi figurano anche quattro cristiani della famiglia Taqla. Il crimine è stato denunciato dall'agenzia ufficiale Sana ma anche dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), accusato dai sostenitori del regime siriano di essere al soldo dell'Occidente ma che da anni - ben prima dello scoppio delle proteste anti-governative nel marzo 2011 - documentava le violazioni dell'apparato di repressione di Damasco.

I 16 uccisi di Jandar si aggiungono agli altri 140 documentati dalla rete di attivisti in tutto il paese in scontri tra ribelli e governativi e in bombardamenti da parte delle forze fedeli ad Assad su quartieri residenziali nei sobborghi di Damasco (31), nella regione di Homs (29), Aleppo (27), a Daraa (19), Idlib (15), Dayr az Zor (10), Latakia (5) e Hama (4).

Ad Aleppo sono state bombardate le postazioni dei ribelli in vari quartieri della città ma si attende ancora l'annunciata offensiva di terra da parte dei governativi.

Dall'altro capo della diplomazia iraniana impegnata a salvare l'alleato siriano, il ministro degli esteri Ali Salehi da Ankara ha chiesto alla Turchia di intervenire nel tentativo di liberazione di una quarantina di iraniani - pellegrini secondo Teheran, pasdaran secondo i ribelli siriani - catturati da miliziani sabato nei pressi di Damasco.

Dalla Repubblica islamica non sono arrivate solo richieste alla Turchia, ma anche minacce. Il capo di stato maggiore iraniano, il generale Hasan Firuzabadi, ha detto - citato dalla stampa di Ankara - che la Turchia, sostenitrice delle opposizioni siriane, potrebbe essere "il prossimo teatro di violenze" dopo la Siria. "Se questi paesi continuano con il loro attuale approccio devono sapere che la Turchia potrebbe essere il prossimo", ha detto Firuzabadi.

Per il capo di stato maggiore iraniano i tre paesi sunniti "contribuiscono agli obiettivi guerrafondai del Grande Satana americano" e inoltre in Siria "promuovono il terrorismo di al-Qaida". Le dichiarazioni del generale iraniano sono state condannate dal ministero degli esteri turco che in una nota citata dall'agenzia Anadolu le ha definite "accuse infondate e minacce inappropriate".

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.








Teaser Longform The citizens' meeting

Non mancate il nostro approfondimento sulla democrazia diretta svizzera

1968 in Svizzera

SDA-ATS