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Cinque giorni dopo la diffusione del terribile video della barbarica decapitazione del giornalista James Foley, dalla Siria arriva finalmente una buona notizia: un altro reporter americano, Peter Theo Curtis, è stato liberato, quasi due anni dopo che era scomparso nel sud della Turchia e poi trasferito in territorio siriano.

La 'Breaking News' è arrivata da al Jazira, secondo cui Curtis è stato oggi consegnato in Siria ad un rappresentante dell'Onu, anche grazie ad una non meglio precisata mediazione condotta dal Qatar. Fonti della famiglia Curtis hanno poi confermato l'avvenuto rilascio al New York Times, e infine è arrivata anche la conferma ufficiale dal segretario di Stato John Kerry.

Curtis, originario di Boston, era stato sequestrato ad Antakya, nei pressi del confine siriano, nell'ottobre del 2012, mentre pianifica di andare in Siria. Il 30 giugno scorso era poi stato diffuso un video in cui lo si poteva vedere con i capelli e la barba lunghi, ma in discrete condizioni. Chiaramente leggendo un testo, affermava di avere "tutto" ciò di cui aveva bisogno, "tutto perfetto, cibo, abiti e anche amici".

Affermazioni in forte contrasto con quanto raccontato da un altro ostaggio americano, il fotogiornalista Matthew Schrier, che era detenuto con lui in una cella dello Jabhat al Nusra, il ramo siriano di al Qaida che si è separato dallo Stato Islamico in Iraq e Levante, il famigerato Isis, anche per un disaccordo per i suoi metodi brutali, oltre che ideologico. Schrier è riuscito a fuggire dalla prigione in Siria nel luglio del 2013 e ha raccontato di essere stato affamato dai suoi carcerieri, che lo hanno anche torturato.

In un'occasione gli è stato messo un pneumatico d'auto attorno alle ginocchia e poi stato fatto rotolare a faccia in giù su un pavimento di cemento, mentre veniva picchiato sulle piante dei piedi per impedirgli di camminare. Ma Schrier è infine riuscito ad aprire un piccolo varco nel muro della cella, abbastanza largo da poter uscire. Il suo compagno Carter, più robusto, però non ce l'ha fatta, è rimasto incastrato, e lo ha esortato ad andare via senza di lui.

Secondo quanto scrive il Nyt, ci sono ancora almeno tre cittadini americani detenuti dagli jihadisti in Siria, due uomini e una donna. Uno di loro, Steven Sotloff, compare in ginocchio nel video della decapitazione di Foley, mentre il boia incappucciato di nero in piedi accanto a lui, rivolgendosi direttamente al presidente americano, afferma: "La vita di questo cittadino Usa, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni".

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SDA-ATS