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Siria: massacro a Dayr Zor;Riad richiama ambasciatore

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 agosto 2011 - 07:22
(Keystone-ATS)

A Dayr az Zor, capoluogo della provincia al confine con l'Iraq, è in corso da ieri mattina dell'offensiva dell'esercito governativo di Damasco contro quelli che il regime definisce "terroristi" e che secondo attivisti e testimoni oculari sono invece "manifestanti pacifici" e civili inermi.

Secondo testimoni oculari e fonti del dissenso siriano i militari hanno ucciso ieri oltre 57 persone: 38 (o forse 42) a Dayr az Zor, una decina (forse 16) a Hula nel centro del Paese e almeno tre nella provincia nord-occidentale di Idlib, al confine con la Turchia. Un intervento quello delle forze armate che il presidente Bashar al Assad ha difeso con forza affermando che "è un dovere agire contro i fuorilegge che bloccano le strade, isolano le città e terrorizzano la popolazione".

Gli attivisti riferiscono che poco prima dell'alba di ieri e dell'inizio del digiuno giornaliero del mese di Ramadan, decine di carri armati sono entrati a Dayr az Zor prendendo il controllo di numerosi quartieri della città, dominata da clan tribali arabi sunniti, per decenni armati dal regine in funzione anti-autonomisti curdi ma da qualche anno sempre più in rotta con le autorità centrali. I media ufficiali hanno ieri a loro volta smentito l'ingresso dei blindati a Dayr, mostrando immagini di "grandi quantità di armi confiscate alla frontiera col Libano", dall'altra parte del Paese.

A sorpresa l'intervento più pesante è giunto nella notte: il re dell'Arabia Saudita, Abdullah bin Abdul Aziz, in un aspro comunicato ha annunciato il richiamo "per consultazioni" del suo ambasciatore a Damasco, definendo "inaccettabile" e "ingiustificabile" per Riad quanto accade. Il sovrano ha ingiunto al regime di fermare le violenze "prima che sia troppo tardi" e di attuare "riforme che non siano solo promesse". Il regime, secondo Abdullah, è a un bivio: o sceglierà "la saggezza", o "sarà trascinato nel caos e nella violenza".

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