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Siria: massacro Homs, Croce Rossa chiede tregua umanitaria

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 febbraio 2012 - 22:16
(Keystone-ATS)

Si spara a Damasco, proseguono le stragi a Homs: la Croce Rossa chiede con urgenza una tregua umanitaria quotidiana di due ore, per portare soccorso alle vittime ed evacuare morti e feriti. Secondo attivisti dell'opposizione, l'artiglieria governativa e le forze lealiste oggi hanno ucciso 98 persone, per lo più nella regione di Idlib e Homs.

Intanto il ministro degli interni siriano dà istruzioni perché la sicurezza e la libertà di ogni cittadino siriano siano garantite domenica, giorno del referendum popolare per la ratifica della nuova Costituzione, contestata dall'occidente in quanto rischia di garantire al presidente Bashar al-Assad una sorta di legittimità perduta, e per numerosi anni.

Da Ginevra, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha esortato le autorità di Damasco e i ribelli a una "decisione immediata" su una "tregua umanitaria" di due ore al giorno per consentire ai soccorsi di raggiungere le popolazioni colpite. "La situazione attuale richiede una decisione immediata di osservare una pausa umanitaria nei combattimenti", ha detto il presidente del CICR, Jakob Kellenberger. "A Homs e in altre zone colpite, intere famiglie sono bloccate da giorni nelle loro case. Non possono uscire per ottenere pane, altro cibo o acqua, o cure mediche", ha aggiunto.

In attesa di una risposta ufficiale di Damasco, il colonnello Riad al Assaad, rifugiato nel sud della Turchia e sedicente comandante dell'Esercito Libero Siriano (ESL) dei disertori, ha accolto favorevolmente l'appello del CICR.

Altri attivisti da Homs hanno però ricordato che nella città e in altre località non si tratta di combattimenti tra due parti ma di un'aggressione, con mezzi di artiglieria pesante, da parte delle forze lealiste contro quartieri residenziali, dove sono rifugiati oppositori e ribelli. Homs è sotto le bombe da 18 giorni.

Il regime attribuisce la responsabilità delle violenze a non meglio precisati terroristi, molti di loro stranieri, tanto che oggi l'agenzia ufficiale Sana ha affermato che un numero non definito di terroristi è stato ucciso e arrestato nei pressi di Idlib nel nord e che altri si sono consegnati con le armi alle autorità.

Nomi e cognomi appaiono invece accanto a quasi tutte le vittime documentate dai Comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime, dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) di Londra. Secondo il bilancio aggiornato alle 20 ora svizzera, dei 98 uccisi oggi, 55 sono caduti nella regione di Idlib, 39 in quella di Homs, tre in altrettante periferie di Damasco (Hamuriya, Madaya, Duma) e uno ad Aleppo. Tra i 98 figurano 10 tra bambini e adolescenti, 3 donne e 5 soldati ribelli.

A Damasco, di fronte al parlamento, è andata in scena oggi una rara manifestazione non lealista ma autorizzata dal ministero degli interni: un centinaio di persone, appartenenti per lo più al Partito social-nazionale siriano (PSSN), hanno chiesto la modifica dell'articolo n.3 della nuova costituzione, già presente in quella in vigore da 39 anni, che stabilisce la legge islamica come base per la giurisprudenza e impone che il presidente della repubblica debba essere musulmano.

Sul piano regionale, è giallo sulle due navi da guerra iraniane che, secondo i media di Teheran, fino a ieri erano attraccate al porto siriano di Tortosa, ma che secondo il Pentagono sono sì arrivate al largo della costa siriana ma non hanno ormeggiato allo scalo del Mediterraneo. Quel che è certo è le due navi hanno riattraversato stamani il canale di Suez per fare ritorno in Iran.

E nella Striscia di Gaza, per la prima volta il movimento islamico palestinese Hamas ha consentito oggi una manifestazione di protesta contro la repressione compiuta da quasi un anno dal regime siriano. Secondo media locali, i dimostranti, tutti militanti di Hamas, hanno bruciato un'effige di Assad.

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