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Missili balistici usati contro i ribelli: la Nato è tornata ad accusare oggi Damasco di non risparmiare le sue armi più letali nel conflitto interno, mentre l'organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf) afferma che nel nord della Siria i civili sono sottoposti a bombardamenti indiscriminati.

Mille cristiani, inoltre, "rischiano di morire nel silenzio generale", intrappolati come sono nel villaggio di Yaakoubieh, a nord di Aleppo, secondo quanto ha denunciato attraverso l'agenzia Fides il frate francescano Francois Kouseiffi, che a Beirut ha raccolto le testimonianze di altri correligionari fuggiti dagli orrori della guerra.

Ma in un Paese sempre più dilaniato, il regime lancia una sfida anche al mediatore dell'Onu e della Lega Araba, Lakhdar Brahimi, che aveva insistito sulla necessità che il presidente Bashar al Assad lasciasse il potere per facilitare una soluzione politica. Brahimi, afferma in una nota il ministero degli Esteri, si è mostrato "parziale in modo flagrante verso coloro che cospirano contro la Siria e il suo popolo". Nemmeno l'Iran, principale alleato e sostenitore di Damasco che ieri ha ottenuto la liberazione di 48 suoi cittadini in mano ai ribelli nell'ambito di uno scambio di prigionieri, sembra intenzionato a fare marcia indietro.

"Gli Stati stranieri non vogliono il bene della regione", i cui Paesi sono in grado di risolvere da soli i loro problemi, ha affermato il ministro degli Esteri di Teheran, Ali Akbar Salehi, che al Cairo ha avuto colloqui con il presidente egiziano Mohamed Morsi e con lo stesso Brahimi.

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SDA-ATS