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L'uso delle armi chimiche in Siria sarebbe "un tragico errore", segnerebbe il superamento della "linea rossa" e gli Stati Uniti vogliono vederci chiaro, andando a "fondo" sulla vicenda con "un'indagine esatta".

Lo ha annunciato il presidente americano Barack Obama da Gerusalemme, prima tappa del suo viaggio in Medio Oriente. Obama si è comunque detto "scettico che sia stata l'opposizione" ad usarle, mentre il "governo siriano ha la capacità e per certi versi la determinazione" per farlo.

Dell'uso delle armi chimiche in Siria, intanto, Israele si dice "certo", mentre opposizione siriana e regime di Damasco - che si accusano reciprocamente - lanciano la stessa richiesta, da opposte posizioni e opposte accuse: un'inchiesta internazionale. Entrambe dicendosi pronte a scortare squadre di ispettori stranieri sui luoghi "colpiti" nelle ultime 24 ore.

Ricevendo Obama a Gerusalemme, il presidente israeliano Shimon Peres è tornato ad auspicare che le armi chimiche siriane non devono cadere "in mano ai terroristi", mentre il ministro dell'intelligence, Yuval Steinitz, poco prima aveva affermato che "è chiaro" che siano state usate in Siria.

Mentre si discute di "armi chimiche", la guerra in Siria intanto continua a mietere le sue vittime per mano di armamenti convenzionali. I media del regime riferiscono di "numerosi terroristi uccisi" ma non accennano alla morte di civili. Secondo i Comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime, il bilancio giornaliero provvisorio delle violenze è di almeno 70 uccisi, tra cui figurano tre donne e quattro minori. Damasco e la sua regione è la zona più colpita, seguita da quella di Aleppo, Homs e Qunaytra.

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SDA-ATS