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Siria: Onu, veto Russia e Cina a risoluzione

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 febbraio 2012 - 20:48
(Keystone-ATS)

Per la seconda volta in pochi mesi, Russia e Cina hanno posto il veto ad una risoluzione dell'Onu di condanna della repressione in Siria, e lo hanno fatto poche ore dopo un pesante bombardamento nella città di Homs, dove oltre 250 persone sono morte, secondo fonti dell'opposizione.

Il veto, che ha suscitato le durissime reazioni di tutti i paesi occidentali, si è inoltre verificato a trent'anni esatti dall'eccidio di Hama, città martire per eccellenza della brutale repressione del regime degli al-Assad.

Oggi, gli uomini di Bashir al-Assad, che in un primo momento avevano addirittura smentito che Homs fosse stato teatro di violenze, hanno in seguito ammesso il violento attacco attribuendone però la responsabilità a non meglio precisati gruppi di terroristi armati, proprio per fare pressione sul Consiglio di Sicurezza riunito proprio in quelle ore.

Numerosi video amatoriali pubblicati su Youtube e i resoconti di testimoni oculari danno conto di una "tragedia umanitaria" ancora in corso nei rioni di Khaldiye e Bayada, nella parte nord di Homs, epicentro della rivolta da numerosi mesi. L'inviato sul posto della tv panaraba al Arabiya, di proprietà saudita, ha detto di aver contato 337 cadaveri. Altri attivisti riferiscono di un bilancio provvisorio di oltre 200 uccisi.

Oltre 30 edifici sono stati distrutti, secondo quanto riferito da testimoni. Video amatoriali mostrano palazzi in fiamme e cadaveri ammassati in una moschea, alcuni riversi nel sangue altri con vistose ferite sul corpo. A metà giornata al Arabiya ha mostrato in diretta i funerali di alcune vittime celebrati nella piazza centrale di Khaldiye e ai quali hanno partecipato centinaia, forse migliaia, di persone. Molte vittime, affermano i residenti, sono state seppellite nei pochi appezzamenti di terreno disponibili tra gli edifici. La giornata di violenza è proseguita anche in altre località della Siria, note per essere da mesi il centro della repressione e della rivolta.

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