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Siria: Parigi, vivi i giornalisti francesi scomparsi

"Sono vivi" i due giornalisti francesi di Europe 1, Didier François e Edouard Elias, scomparsi un mese fa mentre si dirigevano ad Aleppo, in Siria, in quello che può diventare un vero e proprio buco nero per i reporter e gli inviati siriani e di tutto il mondo. Come è successo a Domenico Quirico, l'inviato della Stampa di cui si sono perse le tracce ormai da tre mesi, con poche, pochissime notizie di lui arrivate dal campo.

A rassicurare sulla sorte dei due giornalisti francesi è stato oggi il ministro della Difesa di Parigi, Jean-Yves Le Drian. "Stiamo facendo tutti gli sforzi perché siano poste in essere le condizioni per la loro liberazione", ha detto senza fornire ulteriori dettagli sulle loro condizioni.

Nel Paese, dove dall'inizio della rivolta contro il presidente Bashar al Assad nel marzo 2011 si contano oltre 100 mila morti, si continua a combattere ferocemente. Almeno tredici persone sono rimaste uccise oggi a Qabun, uno dei quartieri periferici di Damasco dove l'esercito siriano tenta da mesi di cacciare i ribelli, secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano per i diritti umani.

La zona è sotto assedio, ha aggiunto l'ong con sede a Londra, ma la presenza dei cecchini del regime rende difficile anche la fuga: "Mancano diversi prodotti alimentari e alcune famiglie non hanno addirittura nulla da dare da mangiare ai loro figli".

E nel distretto di Jabal al Zawiya, nella provincia di Idlib, nel nordovest della Siria, un uomo e i suoi tre bambini sono rimasti uccisi in un bombardamento lanciato da un elicottero delle forze governative.

Sempre a Qabun, decine di persone che erano detenute dalle forze siriane in un luogo sotterraneo vicino a una moschea sono riuscite a liberarsi dopo che i combattimenti nella zona hanno costretto l'esercito a ritirarsi, ha reso ancora l'Osservatorio. Nella notte l'opposizione siriana aveva lanciato un appello alla comunità internazionale per liberare "200 persone" tenute prigioniere nella moschea.

Intanto la stampa internazionale torna ad accusare Israele per l'esplosione di un deposito di armi a Latakia il 5 luglio scorso, irritando il governo israeliano che da giorni smentisce le indiscrezioni. Secondo il Sunday Times, che cita fonti di intelligence mediorientali, l'esplosione è stata causata da un missile cruise lanciato da un sottomarino israeliano per distruggere missili Yakhont, di fabbricazione russa, consegnati quest'anno alle forze di Assad.

"La Siria stessa non ci attribuisce un ruolo in quell'episodio e la sua smentita va ritenuta credibile", ha replicato Zahi Hanegbi, un dirigente del Likud. La preoccupazione di Israele è che le informazioni divulgate dalla Cnn e dal Sunday Times lo mettano con le spalle al muro e lo inducano adesso, anche suo malgrado, ad ordinare ritorsioni.

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