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Il presidente russo Vladimir Putin continua a tessere la sua tela in Siria alternando all'offensiva militare - 63 i raid russi nelle ultime 24 ore contro 53 posizioni fortificate dell'Isis - quella diplomatica.

Putin, infatti, ha colto l'occasione del Gran Premio di F1 a Sochi per una chiacchierata con i vertici degli Emirati Arabi Uniti e dell'Arabia Saudita. Sul tavolo, ovviamente, lo spinoso dossier siriano e le possibili ricadute nella regione. Il presidente russo, al contempo, in tv ha escluso l'ipotesi di una escalation nell'impegno militare di Mosca: un'operazione di terra in Siria, ha detto, è "fuori discussione".

L'obiettivo, dunque, è sempre lo stesso. Ovvero "stabilizzare le autorità legittime del Paese e creare le condizioni per la ricerca di un compromesso politico". La Russia, insomma, non vuole essere coinvolta "in alcuna guerra interreligiosa" e non vede differenza tra i gruppi sunniti e sciiti.

La tensione, specie con Washington e Londra, resta altissima. Secondo il Daily Star, uno dei tabloid più sensazionalistici della stampa popolare britannica, i piloti del Regno Unito - e della Nato in generale - impegnati in Iraq contro l'Isis sarebbero stati autorizzati ad attaccare i jet russi in caso di un loro "comportamento ostile".

Lo Star cita fonti anonime "del ministero della Difesa". Il tabloid è famoso per indulgere in queste 'sparate' che lasciano il tempo che trovano ma secondo alcuni analisti i russi, impegnati in un serrato conflitto d'immagine, hanno finto di crederci e così il ministero della Difesa ha convocato l'attaché militare dell'ambasciata britannica a Mosca per chiedere spiegazioni. Il diplomatico, riferisce Interfax, ha risposto di non avere informazioni al riguardo e ha promesso un chiarimento formale a breve.

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SDA-ATS