Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Una calma tesa, interrotta da sporadiche raffiche di mitra, è tornata oggi nel centro di Damasco, su cui le forze governative sembrano aver ripreso il controllo dopo sei giorni di combattimenti. Ma gli scontri proseguono ad Aleppo, seconda città e cuore economico della Siria, mentre i ribelli continuano i loro assalti ai posti di frontiera. Un secondo con l'Iraq è stato conquistato oggi, due erano già nelle loro mani al confine con la Turchia, mentre è fallito un attacco al valico di Nasib con la Giordania.

Mentre altri due generali hanno fatto defezione e sono fuggiti in Turchia la scorsa notte insieme a due colonnelli e ad altri ufficiali, rimane drammatica la situazione dei profughi. Oltre a quelli siriani, fuggiti negli ultimi giorni anche da Damasco e Aleppo, ci sono quelli iracheni, che in Siria aveva cercato negli anni scorsi riparo dalle violenze nel proprio Paese. Secondo il governo di Baghdad il loro numero sarebbe tra 150'000 e 200'000.

Gli Stati Uniti nel frattempo hanno lanciato un nuovo monito sulle armi chimiche, monitorano i depositi siriani e sono al riguardo in "consultazioni attive" con i paesi vicini, dopo i timori provocati dalle dichiarazioni di alcuni ufficiali disertori secondo le quali il presidente Bashar al Assad potrebbe usarle contro i ribelli. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha accusato il governo di Damasco di avere "fallito nel proteggere i civili" e ha affermato che ora "la comunità internazionale ha la responsabilità di agire secondo lo Statuto dell'Onu". Ban ha annunciato che invierà in Siria il sottosegretario per le operazioni di peacekeeping, Hervè Ladsous, e il capo dei suoi consiglieri militari, Babacar Gaye, per guidare "in questa fase critica" gli osservatori dell'Onu il cui mandato è stato prolungato ieri per 30 giorni dal Consiglio di Sicurezza.

Da parte sua il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha auspicato "la formazione rapida di un governo provvisorio" che gestisca la transizione in Siria, dando ormai per scontata la caduta di Assad dopo un attentato che mercoledì ha ucciso quattro uomini chiave della strategia anti-insurrezione, tra cui suo cognato Assef Shawkat, e sei giorni di scontri nella capitale.

Secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione oggi almeno 65 persone sono morte nelle violenze in tutto il Paese. L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), ha fornito un bilancio di 233 morti ieri, tra i quali 43 militari governativi. Ieri le forze governative hanno ripreso sotto il loro controllo il quartiere di Midan a Damasco, ma oggi, secondo l'Ondus, proseguono i bombardamenti su altri due quartieri, Qadam e Asali.

Bombardamenti sono segnalati anche su alcuni sobborghi, in particolare Madaya e Zabadani. Ad Aleppo l'esercito è entrato nel quartiere di Salaheddin, teatro ieri di combattimenti senza precedenti, mentre proseguono gli scontri in quello di al Shakhur. Bombardamenti sono stati compiuti anche sul quartiere ribelle di al Khalidiya a Homs.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.








Teaser Longform The citizens' meeting

Non mancate il nostro approfondimento sulla democrazia diretta svizzera

1968 in Svizzera

SDA-ATS