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Siria: si ritira uno degli osservatori arabi, "servivo il regime"

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 gennaio 2012 - 11:53
(Keystone-ATS)

Uno degli osservatori della Lega Araba in Siria, Anwar al Malek, si è ritirato dalla missione perché si sentiva di "servire il regime" di Damasco. Lo ha detto lo stesso delegato intervistato nelle ultime ore dalla tv panaraba al Jazira.

"Ho sospeso il mio lavoro quattro giorni fa, ma sono uscito dalla Siria solo oggi", ha detto Malek, che è apparso con indosso la pettorina arancione, col simbolo della Lega Araba all'altezza del cuore.

L'osservatore ha accusato le autorità siriane di aver deviato appositamente il loro convoglio, ieri, lungo la strada Homs-Damasco, per esporli a un attacco armato. "Ci hanno sparato, intenzionalmente. Hanno deviato il percorso apposta", ha detto.

Malek ha detto di avere una formazione militare e poi di ricercatore nel campo dei diritti umani. "Durante la missione mi sono sentito come se difendessi il regime", ha affermato. "Ho capito che non appartenevo a nessuna missione indipendente di monitoraggio della situazione, che stavo dando al regime ulteriore tempo per uccidere e che non avevo possibilità di fermare le uccisioni".

"Sono stato per 15 giorni a Homs e ho visitato Bab Amro, Khaldiye, Sultaniya, Bab Sbaa e altre zone (epicentro della repressione). Ho visto delle scene vergognose: ho visto corpi torturati, scuoiati, bambini uccisi. Spesso vedevamo qualcuno colpito da cecchini.", ha aggiunto Malek, secondo cui "quei quartieri di Homs, dove la situazione è davvero tragica, devono essere dichiarati zone colpite da disastro umanitario nel vero senso della parola".

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