A ritmo serrato, la potente macchina da guerra Usa scalda i motori: già da giovedi potrebbe arrivare la luce verde per una dura azione punitiva contro il regime di Damasco, accusato di aver oltrepassato la 'linea rossà usando micidiali armi chimiche contro i ribelli e la popolazione civile in Siria.

Ufficialmente, il presidente Obama non ha ancora preso una decisione definitiva, fa sapere la Casa Bianca, ma i suoi più stretti collaboratori e i suoi alleati incalzano con dichiarazioni pubbliche inequivocabili.

Allo stesso tempo, la Russia continua ad ammonire sulle possibili ricadute di un intervento, anche per l'intera regione: L'occidente, ha detto il vice-premier Dmitri Rogozine, si muove nel mondo islamico "come una scimmia con una granata".

Per la Russia, ha inoltre affermato, i tentativi di aggirare l'Onu "creano per l'ennesima volta pretesti artificiali e infondati per un intervento militare nella regione, gravidi di nuove sofferenze in Siria e conseguenze catastrofiche per Medio Oriente e Nord Africa".

Un passaggio attraverso le Nazioni Unite sembra del tutto improbabile. Anche Pechino - che come Mosca ha diritto di veto in Consiglio di sicurezza - attraverso un editoriale dell' agenzia Nuova Cina ha affermato che "è imperativo che gli Usa e i Paesi che la pensano come loro si astengano da qualsiasi avventato intervento armato e lascino le Nazioni Unite giocare la loro parte nel decidere come agire".

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