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Sisi, l'Egitto da oggi è 'democratico e libero'

Da oggi l'Egitto è un Paese "democratico" e "libero": parola del suo presidente, Abdel Fattah Al Sisi.

Il quale, dopo quattro anni di leggi per decreto, ha trasferito oggi il potere legislativo al neonato Parlamento del Cairo, sostenendo che con questo passaggio l'Egitto completa il proprio sistema democratico e sceglie la libertà, rifiutando gli illegittimi interessi del fondamentalismo islamista.

Il Parlamento prodotto dalle elezioni legislative dello scorso autunno è il primo a insediarsi dopo lo scioglimento, ordinato dalla Corte costituzionale nel giugno 2012, di quello dominato per soli cinque mesi dai Fratelli musulmani.

"Annuncio davanti a voi, rappresentanti del popolo, il passaggio del potere legislativo al Parlamento", ha dichiarato solennemente Sisi ricordando che l'insediamento dell'assemblea, dopo quasi quattro anni di assenza, è il suggello della terza e ultima tappa nella "road map" per la transizione democratica egiziana, impostata dopo la deposizione del presidente islamico Mohammed Morsi, nell'estate del 2013.

Un deposizione che i detrattori dell'Egitto chiamano "colpo di Stato", ma che il presidente - facendo leva sulle manifestazioni di massa che sostennero l'intervento dei militari guidati da lui stesso quando era ancora generale - ha definito una "una rivoluzione patriottica estremamente pura".

Realizzata "per riprendere la patria a coloro", cioè i Fratelli musulmani, che l'avevano voluta guidare solo "per realizzare i propri obiettivi illegittimi" e "particolari": cioè l'aver cercato di rendere l'Egitto una grande Striscia di Gaza.

Nella vera inaugurazione del Parlamento - che il mese scorso è stato impegnato solo in sedute organizzative e procedurali - Sisi, eletto nel 2014, ha sottolineato che dall'assemblea legislativa egiziana "il nostro popolo annuncia al mondo intero di aver radicato il proprio regime democratico" e di aver "scelto la libertà e la democrazia".

Il suo discorso è stato salutato a più riprese da scroscianti applausi dei parlamentari e anche da grida "Ti amiamo, signor presidente", cui Sisi ha risposto: "Anch'io vi amo".

L'assemblea di 596 seggi, eletti con una bassa affluenza è dominata dai suoi sostenitori, viene descritta da analisti come un ente "passacarte" diviso e debole. Circostanza, questa, negata dalla Presidenza e da altre istituzioni egiziane, che lo considerano invece "il Parlamento più diversificato" che il paese abbia avuto.

Nei 32 minuti del suo discorso, Sisi non ha minimamente evocato il caso della tortura a morte di Giulio Regeni, come era del resto ovvio, visto che le autorità egiziane escludono un qualsiasi che il giovane ricercatore friulano sia mai stato arrestato. Ma si è concentrato sullo stato della lotta al terrorismo islamico e alle sfide economiche dell'Egitto, che, combinate, "impongono - ha detto - a tutti noi una storica responsabilità e una performance eccezionale".

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