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Uno tsunami di 80 centimetri massimi è stato misurato oggi in Giappone nel porto di Kuji, prefettura di Iwate, un giorno dopo il terremoto in Cile di magnitudo 8.3.

L'onda anomala partita dall'altra parte dell'emisfero, che non ha causato danni a persone o cose, ha raggiunto le coste orientali nipponiche questa mattina toccando i 50 cm a Erimo, nell'isola settentrionale di Hokkaido, e i 40 cm a Oarai, nella prefettura di Ibaraki, mentre 30 cm sono stati misurati in altre località del nordest.

La Japan meteorological agency aveva lanciato l'allerta a notte fonda relativa a uno tsunami fino a 1 metro, in particolare sulle coste orientali di Hokkaido, del Tohoku e del Kanto, la grande piana di Tokyo.

Misure preventive di evacuazione sono state prese in aree a rischio come la città di Otsuchi (Iwate), devastata dal sisma e dallo tsunami dell'11 marzo 2011. Altri ordini simili sono stati emessi in zone prive di barriere di protezione come Numazu (Shizuoka) e Odaiba, l'isola artificiale nella baia di Tokyo.

Il Giappone ha sperimentato in passato gli effetti letali dei maremoti generati in Cile: a maggio del 1960, fu la volta di uno di 1-4 metri che si abbatté sulle coste di Hokkaido e della regione di Sanriku più di 22 ore dopo un sisma di 9,5 magnitudo, causando circa 140 morti e dispersi. Nel 2010 un'onda di 1,2 metri raggiunse i porti delle prefetture di Iwate e Kochi. Nel 2014, infine, lo tusnami raggiunse le regioni costiere da Hokkaido al Kanto, segnando il picco di 60 cm a Iwate.

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SDA-ATS