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L'eccessivo traffico aereo, un carente coordinamento e la lentezza delle operazioni a terra contribuiscono a mantenere l'aeroporto internazionale di Kathmandu in uno stato di crisi permanente che nelle ultime ore ha portato ad una certa tensione fra Nepal e India.

Il quotidiano Hindustan Times di New Delhi sostiene in particolare che "la frustrazione indiana è dovuta al fatto che le autorità aeroportuali nepalesi non hanno concesso tempestivamente una 'clearance' (autorizzazione) agli aerei cargo indiani e per il tempo che si perde una volta che questi sono atterrati".

Il Nepal tuttavia addossa la colpa di quanto accaduto all'aeronautica militare indiana (Iaf). Il generale P.S. Bogati, che è il vice-responsabile del coordinamento delle operazioni nello scalo nepalese, ha detto al giornale che "vi sono due problemi principali. La Iaf non ci fa conoscere il programma dei suoi voli e passa una gran quantità di tempo sulla pista in un aeroporto che è già molto congestionato".

Ma il generale J.S. Sandhu, responsabile del comitato di coordinamento degli aiuti indiani, ha criticato l'inefficienza della controparte nepalese, osservando anche che "finora noi discutevamo per ottenere le 'clearance' per gli aerei con le autorità dell'aviazione civile nepalese, ma ora sembra che questa responsabilità sia stata assunta dall'esercito".

Vi sono stati casi di aerei con aiuti e team specializzati provenienti dall'estero che non hanno ottenuto l'autorizzazione ad atterrare e sono stati dirottati in India.

Questo stato di cose, conclude il giornale, ha avuto gravi riflessi anche sul traffico aereo civile, con velivoli che al momento di atterrare sono dovuti tornare indietro gettando in una ulteriore disperazione le molte migliaia di persone che vogliono lasciare il Nepal.

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SDA-ATS