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Piegandosi al diktat di Putin di non danneggiare più gli interessi Usa, Edward Snowden, la 'talpa' del Datagate, ha chiesto formalmente asilo temporaneo alla Russia, almeno finché non riuscirà a volare in America Latina.

È ricomparso oggi dimagrito ma sorridente - in alcune immagini 'rubate' e postate sul web - 19 giorni dopo il suo sbarco da Hong Kong all'aeroporto Sheremetevo di Mosca. Qui, in una misteriosa saletta dell'area transiti, off limits per l'esercito di oltre 200 giornalisti precipitatisi allo scalo, ha incontrato 13 tra avvocati e difensori dei diritti umani che aveva convocato frettolosamente via mail.

E, con al suo fianco l'inseparabile legale di Wikileaks Anna Harrison, si è consacrato come paladino della libertà, nonché vittima di una "illegale" e "aggressiva" campagna Usa che, con la complicità di Paesi occidentali, gli nega il diritto di godere dell'asilo politico.

"Non è un difensore dei diritti umani, è uno che ha violato la legge Usa", è il messaggio che gli ha fatto arrivare l'ambasciata Usa a Mosca tramite una rappresentante dell'ong Hrw, tra i partecipanti all'incontro. In serata è scesa in campo direttamente la Casa Bianca. "Gli Stati Uniti stanno lavorando con la Russia sullo status di Edward Snowden. Non c'è giustificazione per garantirgli l'asilo", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, annunciando una telefonata di Obama a Putin.

"Hello, my name is Ed Snowden", ha esordito alzandosi in piedi, secondo il testo integrale della sua dichiarazione diffusa da Wikileaks. "Poco più di un mese fa, avevo famiglia, una casa in paradiso e vivevo nell'agio. Avevo anche la possibilità, senza alcun mandato, di cercare, prendere e leggere le vostre comunicazioni. Le comunicazioni di tutti, in qualsiasi momento. Questo è il potere per cambiare il destino della gente", ha spiegato l'uomo ricercato ora dagli Stati Uniti dopo aver rivelato il massiccio programma di sorveglianza americano.

Snowden ha citato tutte le violazioni della Costituzione Usa, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di statuti e trattati internazionali, appellandosi persino al principio stabilito a Norimberga nel 1945, quello dei doveri internazionali dell'individuo che trascendono le leggi nazionali. La sua è stata una "decisione morale" che gli è "costata cara" ma "era la cosa giusta da fare", ha assicurato, escludendo di non avere "rammarichi".

"Non ho cercato di arricchirmi, non ho tentato di vendere segreti americani, non ho collaborato con alcun governo straniero per garantire la mia sicurezza", ha incalzato, insistendo sulla nobiltà della sua causa. Quindi ha ringraziato tutti i Paesi che gli hanno offerto aiuto e asilo in particolare Russia, Venezuela, Bolivia, Nigaragua ed Ecuador.

E ha attaccato gli Usa per una "aggressione storicamente sproporzionatà", che con la complicità di governi occidentali gli impedisce di volare in America latina e di godere dell'asilo politico, di cui ha rivendicato lo "status formale" in Venezuela grazie alla decisione del presidente Maduro. Il rischio è quello corso dal presidente boliviano Morales di ritorno da Mosca, costretto ad atterrare a Vienna per la chiusura dello spazio aereo da parte di alcuni Paesi europei, nel sospetto che avesse portato con sé Snowden.

La richiesta ai difensori dei diritti umani è quella di aiutarlo ad ottenere un asilo temporaneo in Russia finché non sarà risolto legalmente il problema del suo viaggio in America del sud. Richiesta subito assecondata da Serghiei Narishkin, presidente della Duma - il ramo basso del parlamento - e molto vicino a Putin.

All'incontro con Snowden c'era anche un uomo di collegamento con il Cremlino, il deputato putiniano Viaceslav Nikonov, nipote di Molotov, il braccio destro di Stalin. È lui che ha rivelato subito l'impegno dell'ex agente Cia a non danneggiare più "gli interessi dei partner americanì: era la condizione posta da Putin, come ribadito anche oggi dal suo portavoce Peskov. Non sembrerebbe un grande sforzo per Snowden: ha giurato di aver già raccontato tutto quello che sapeva.

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SDA-ATS