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BERNA - Continuano le pressioni sul Consiglio federale riguardo ai due detenuti uiguri di Guantanamo. Dopo gli oppositori, oggi tocca alla Società per i popoli minacciati lanciare un appello al governo affinché accolga i due uomini e non si pieghi alle minacce cinesi.
La dissidente e presidente del Congresso mondiale degli uiguri Rebiya Kadeer ha ricordato oggi in un conferenza stampa a Berna le persecuzioni di cui è vittima il suo popolo, una minoranza musulmana in Cina. Dai disordini del luglio scorso, la Cina viola sistematicamente i diritti umani e promuove l'arrivo di cinesi nella regione autonoma dello Xinjiang. Una trentina di persone sono state condannate a morte da Pechino e sono in attesa dell'esecuzione.
L'ambasciata cinese a Berna aveva scritto prima di Natale alla consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf avvisandola che accettando i due detenuti metteva a rischio le relazioni fra i due paesi. Un tentativo di intimidazione inaccettabile per l'ex consigliera nazionale e presidente della Società per i popoli minacciati Ruth-Gaby Vermot. La Svizzera deve decidere liberamente se contribuire a cancellare la vergogna di Guantanamo, ha dichiarato.
Il canton Giura, che si era detto disposto ad accogliere i due ex detenuti, dovrà decidere prossimamente, ma l'ultima parola spetta al Consiglio federale.
Seconto l'avvocata dei due uiguri, se la Svizzera li respinge, la sola alternativa sarebbe una prigione di massima sicurezza dell'Illinois. Le autorità americane avevano già ammesso nel 2003 di aver arrestato arbitrariamente uiguri in Afghanistan e Pakistan, ma solo nel 2008 una corte d'appello americana ha concluso che questi non rappresentano una minaccia per gli Stati Uniti.
Cinque ex detenuti uiguri sono già stati accolti in Albania nel 2006, quattro nelle Bermuda in giugno e sei nell'arcipelago di Palau in ottobre.

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SDA-ATS