Sono stati aperti i seggi in Spagna per le elezioni generali convocate poco più di sei mesi dopo la consultazione dello scorso 28 aprile il cui esito non ha reso possibile la formazione di un governo. Si tratta delle quarte elezioni nel Paese in quattro anni.

Sono circa 37 milioni gli aventi diritto al voto per scegliere 350 deputati e 208 senatori. Le operazioni di voto, avviate alle 9 del mattino, si concluderanno alle 20.00.

Pedro Sanchez, leader del PSOE, ha chiesto per sé un mandato chiaro per governare. Ma se i sondaggi prevedono per il Partito socialista una conferma come prima forza, senza tuttavia una maggioranza solida, è tutto intorno che potrebbero emergere le novità, e tali da lasciare tracce significative sul panorama politico spagnolo.

Alcune previsioni danno infatti Vox - partito di estrema destra - in crescita: fino a raddoppiare i 24 deputati entrati per la prima volta in parlamento lo scorso 28 aprile secondo alcuni calcoli, addirittura a superare i 60 secondo altri.

Il leader della giovane formazione populista, Santiago Abascal, non fa mistero delle sue ambizioni di imporsi come terza forza politica. Un risultato inimmaginabile un anno fa, ma un'ipotesi che negli ultimi sei mesi è andata facendosi sempre più concreta. E la crisi catalana ne è il presupposto. Abascal non fa mistero di volere una Spagna unita.

Se Abascal quindi ambisce al ruolo di trionfatore delle urne, il leader dei popolari Pablo Casado spera: dopo la sconfitta cocente che vide il Pp ai minimi storici in primavera, i sondaggi segnalano ora una ripresa nei consensi.

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