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Spagna: con Puigdemont Catalogna rilancia corsa secessione

Un mese per gettare le basi della futura secessione, 18 per arrivare alla "Repubblica catalana": con il nuovo presidente Carles Puigdemont, che il parlamento di Barcellona deve eleggere questa notte, riparte la corsa della Catalogna verso l'indipendenza dalla Spagna.

Puigdemont, entrato in corsa ieri dopo la rinuncia del presidente uscente, il secessionista Artur Mas, ha confermato questa sera nel discorso di investitura davanti ai deputati catalani il progetto di Mas: indipendenza nel 2017. "Entriamo in un periodo eccezionale" fra "post-autonomia e pre-indipendenza" ha annunciato.

Le due liste indipendentiste, Junts per Si di Mas e Puigdemont e i radicali della Cup, il cui veto ha costretto al 'sacrificio' il presidente uscente, hanno conquistato il 27 settembre la maggioranza assoluta con 72 deputati su 135. La mozione che il parlamento catalano ha adottato il 9 novembre per loro iniziativa - ma rimasta ferma per il rifiuto della Cup di rieleggere Mas, e poi 'annullata' dalla corte costituzionale spagnola - dichiara l'inizio del processo per la creazione della repubblica catalana indipendente.

Puigdemont, sindaco di Girona - la città più indipendentista della Catalogna - e presidente dell'Associazione dei Municipi catalani per l'indipendenza, ha detto oggi che lo applicherà, nonostante il veto di Madrid.

Entro un mese metterà in cantiere leggi per definire il quadro del processo di indipendenza e di 'disconnessione' dalla Spagna, e creare le nuove istituzioni del futuro stato indipendente, una Agenzia fiscale, una Agenzia della Sicurezza Sociale catalane. Puigdemont ha anche detto che il governo catalano punta a internazionalizzare il processo di secessione, auspicando trattative con il governo spagnolo e l'Ue.

Tutte mosse che pongono Barcellona in aperta rotta di collisione con Madrid, dove la situazione politica bloccata creata dalle legislative del 20 dicembre rende fragile il governo uscente del premier Mariano Rajoy, durissimo avversario della secessione catalana.

La svolta dell'ultimo minuto in Catalogna, dove il 'sacrificio' di Mas ha evitato un ritorno alle urne automatico senza un presidente entro la mezzanotte di oggi, probabilmente disastroso per gli indipendentisti, pone sotto forte pressione i partiti spagnoli finora incapaci di delineare una nuova maggioranza di governo, con in prospettiva un possibile ritorno alle urne fra due-tre mesi.

Rajoy, primo arrivato alle politiche ma senza maggioranza, si scontra con il veto dei socialisti a una Grande Coalizione alla tedesca. Il leader del Psoe Pedro Sanchez vuole una coalizione 'alla portoghese' con Podemos, che però esige un referendum sull'indipendenza catalana che i baroni socialisti escludono. La nuova emergenza catalana, secondo El Pais, potrebbe però spingere il Psoe a riconsiderare l'offerta di una grande coalizione anti-secessione con Rajoy e con Ciudadanos.

Ma lo scontro fra Madrid e Barcellona ora sembra inevitabile. Il nuovo President Puigdemont è apparso determinato almeno quanto Mas. "Non sono tempi - ha avvertito - per i codardi".

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha affermato questa sera che si opporrà a qualsiasi spinta verso la indipendenza della Catalogna. "Non si aprirà alcun processo costituente al margine della legge" ha detto in una dichiarazione alla stampa, dopo avere ascoltato il discorso di investitura di Puigdemont. Rajoy ha indicato di avere parlato questo pomeriggio con Sanchez e Albert Rivera leader di Psoe e Ciudadanos.

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