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Allarme ambiente nel sud della California, dove incombe lo spettro di una nuova marea nera dopo la fuoriuscita di petrolio da un oleodotto.

La cifra ufficiale resta quella di 21'000 galloni (79'500 litri) di greggio finiti in mare nei pressi di Santa Barbara, ma il bilancio del disastro ambientale potrebbe aggravarsi, tanto da spingere il governatore Jerry Brown a dichiarare lo stato di emergenza nella omonima contea.

La società che gestisce l'oleodotto ha infatti messo in guardia sul rischio di uno scenario ancora peggiore, spiegando che nell'Oceano Pacifico potrebbero essersi riversati in realtà fino a 105'000 galloni di petrolio, quasi 400'000 litri.

Per Santa Barbara è un vera calamità, anche perché si tratta della seconda 'marea nera' dopo il disastro ambientale del 1969, quando 80'000-100'000 galloni di petrolio si riversarono in mare. L'incidente delle ultime ore ha creato una macchia oleosa lunga 6,4 chilometri, che minaccia la Gaviota Coast, e nonostante sia scattata immediatamente la corsa per cercare di contenere la perdita, si teme per l'equilibrio dell'ecosistema, in particolare per alcune specie di balene, foche, e leoni marini che in questo periodo stanno migrando verso nord attraverso l'area.

La perdita si è verificata in un condotto che trasportava greggio da un grande impianto di perforazione in mare aperto verso le raffinerie, ma non si conoscono per ora le cause dell'incidente, avvenuto mentre l'oleodotto viaggiava a pieno regime con una produzione di 2000 barili all'ora. E l'incidente è arrivato anche a poche ore dall'ennesima richiesta del presidente americano Barack Obama di agire sull'ambiente. "Il cambiamento climatico rappresenta una seria minaccia alla sicurezza globale e un'immediata minaccia alla nostra sicurezza nazionale", ha detto Obama parlando ai laureandi della Us Cost Guard Academy, l'accademia della guardia costiera americana.

Greg Armstrong, amministratore delegato di Plains All American Pipeline, la società che gestisce l'oleodotto costruito nel 1991, si è detto "profondamente dispiaciuto" per l'incidente. "Ci scusiamo per il danno causato alla fauna selvatica e all'ambiente", ha aggiunto, sottolineando che l'azienda ha ricevuto il permesso di proseguire gli sforzi di pulizia per tutto il giorno, e ha garantito che i lavoratori "resteranno sul posto fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità".

Nel frattempo Transocean, società proprietaria di Deepwater Horizon, la piattaforma di cui Bp aveva il lease e responsabile della marea nera del 2010 nel Golfo del Messico, ha deciso di patteggiare, e pagherà 211 milioni di dollari ad aziende e singoli individui che hanno chiesto i danni per l'incidente.

Allo stesso tempo, un rapporto di alcuni scienziati ha documentato che l'aumento delle morti di delfini e cetacei nel Golfo del Messico è legato proprio alla marea nera del 2010. Da allora, ogni anno sono morti in media 200 delfini, mentre la media dal 2002 al 2009 era di 63 morti ogni 12 mesi nel Golfo.

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SDA-ATS