Una donna cingalese, recatasi in Arabia saudita per lavorare come domestica, è stata tenuta segregata dal 'padrone' come una schiava per 17 anni, senza mai uscire di casa o poter contattare la famiglia, in una stato di prostrazione che l'ha portata perfino a dimenticare la sua lingua natale. Lo scrive oggi il quotidiano Daily Mirror.

Kusuma Nandini, 56 anni, è arrivata a Riyadh nel 1994 per accettare un posto di domestica presso una famiglia. Ma il rapporto di lavoro, ha raccontato Sunil Wijesinghe, consigliere per i problemi sociali dell'ambasciata cingalese in Arabia saudita, si "è trasformato immediatamente in un incubo".

Privata del passaporto, la donna è stata "letteralmente fatta prigioniera", obbligata a lavorare in casa senza mai uscire e senza ricevere retribuzioni per 15 anni, costituendo, ha assicurato Wijesinghe, un vero e proprio primato nella storia dei servizi domestici, spesso difficili, in Arabia saudita. Due anni fa, inoltre, Kusuma è stata "regalata" dal suo datore di lavoro al fratello che, pur mantenendola nelle stesse condizioni di servitù, ha cominciato a versarle un salario.

La vicenda è venuta alla luce allorché la figlia della donna, che ha 25 anni, ha presentato una denuncia al ministero degli Esteri a Colombo. Fonti diplomatiche hanno indicato che quando è stata salvata Kusuma "sembrava un robot", "non poteva parlare la sua lingua ed aveva dimenticato di avere famiglia".

"Solo dopo un incontro con altri cingalesi in ambasciata - ha concluso Wijesinghe - la domestica ha cominciato a ricordare episodi del suo passato ed a formulare le prime incerte frasi".

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