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Stati Uniti impongono sanzioni a 14 Iraniani

La macchina crivellata di colpi sulla quale viaggiava Kazem Rajavi. KEYSTONE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 22 agosto 2020 - 19:31
(Keystone-ATS)

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro 14 cittadini iraniani coinvolti nell'assassinio di Kazem Rajavi, un oppositore politico al regime degli Ayatollah, avvenuto a Coppet (VD) nel 1990.

Un Tribunale vodese aveva deciso nel giugno scorso di archiviare il dossier a causa dell'avvenuta prescrizione.

Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato venerdì le restrizioni sui visti per 14 iraniani a causa del loro coinvolgimento in violazioni dei diritti umani "in nome del regime iraniano". A questi individui e alle loro famiglie non sarà più permesso entrare negli Stati Uniti.

Questo provvedimento riguarda 13 funzionari iraniani sospettati di aver preso parte al all'assassinio di Rajavi in Svizzera nel 1990, si legge in un comunicato. Nella nota si precisa che questi "13 assassini, che si fingevano diplomatici iraniani, agivano agli ordini del loro governo per mettere a tacere l'opposizione".

Kazem Rajavi è stato ucciso il 24 aprile 1990 vicino a casa sua a colpi di mitragliatrice mentre guidava in un quartiere residenziale di Coppet. I sospetti della magistratura vodese si sono focalizzati su diversi diplomatici iraniani che hanno lasciato rapidamente il Paese dopo il fatto. L'omicidio sarebbe stato ordinato dalle massime autorità della Repubblica Islamica.

L'ex ministro dei servizi segreti di Teheran, Ali Fallahian, è stato accusato, tra l'altro, di aver istigato l'assassinio. Nel 2006, il giudice Jacques Antenenen, allora responsabile del caso, aveva emesso contro di lui un mandato d'arresto internazionale. Secondo l'ex giudice, egli avrebbe "deciso e ordinato l'esecuzione di Kazem Rajavi".

La vicenda aveva causato tensioni con l'Iran ma anche con la Francia, che alla fine del 1993 aveva espulso verso Teheran due sospetti arrestati su suolo francese, mentre la giustizia svizzera chiedeva la loro estradizione. La Repubblica Islamica ha sempre smentito invece di essere all'origine dell'uccisione del dissidente.

Al momento del suo assassinio, la vittima era il rappresentante in Svizzera del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (NCRI) con sede a Parigi. Il gruppo di opposizione in esilio ha criticato la decisione della giustizia vodese di chiudere il caso.

La presidente del NCRI, Maryam Rajavi, ha accolto oggi con soddisfazione la decisione americana, precisando che si tratta di "un passo essenziale ed efficace nella lotta contro il terrorismo". Rajavi ha altresì chiesto di perseguire e punire il regime iraniano.

Il Dipartimento di Stato ha anche designato Hojatollah Khodaei Souri nelle sue sanzioni. Come direttore del carcere di Evin in Iran, Khodaei Souri gestiva un'istituzione "sinonimo di tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti".

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