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Il neo presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier

KEYSTONE/EPA/CLEMENS BILAN

(sda-ats)

La rivalutazione della speranza e del coraggio. Sono le prime cose che accadono in Germania con l'elezione, oggi nell'assemblea plenaria convocata al Reichstag, di Frank-Walter Steinmeier, a nuovo presidente della Repubblica federale.

Appoggiato dalla maggioranza dei partiti, a partire da un accordo della Grosse Koalition, l'ex ministro degli Esteri è l'uomo che meglio di ogni altro, nel paese di Angela Merkel, si è confrontato con il proliferare degli scenari di crisi nel mondo. Adesso lascia la politica attiva e diventa custode delle istituzioni tedesche, entrando a Bellevue. E subito incarna, nel suo primo breve discorso, il ruolo di cui hanno bisogno i tedeschi oggi: "Dobbiamo avere coraggio", ha detto, spiegando che la Germania non è immune da rischi, ma è comunque un luogo privilegiato, in cui la fiducia è doverosa.

La sua nomina è messaggio dalla doppia valenza politica: agisce dentro e fuori il paese. È la resistenza tedesca, annunciata di fronte alle minacce alla cultura politica dell'Occidente, lanciate dal trumpismo e dai populismi europei. E il segno plastico di una possibile rivoluzione politica domestica: nel giorno in cui un socialdemocratico riceve il più alto incarico dello Stato, di fronte a un vuoto politico lasciato dall'Unione della Merkel, che non ha espresso un suo candidato, la cancelliera viene nuovamente superata, e in modo netto, da Martin Schulz. Lo stacco è di 6 punti, 40% di preferenze per lei, 46 per lui. L'SPD vola al 32%, record degli ultimi dieci anni.

Non ha paura del futuro, dunque, l'uomo il cui pane quotidiano fino a ieri erano le trattative su Siria e Ucraina con Mosca, o quelle sul nucleare con l'Iran. Ministro degli Esteri due volte, dal 2005 al 2009 e dal 2013 ad oggi, Steinmeier è stato eletto con 931 voti, da un'assemblea di 1260 elettori, di fronte alla quale c'erano altri 4 candidati (di Linke, AFD, Freie Waehler e Pirati).

"Quando il fondamento della democrazia altrove vacilla, allora noi dobbiamo restare saldi di fronte a questo fondamento", ha detto Steinmeier. "No, noi non viviamo in un'isola felice. Noi siamo parte di un mondo con i suoi rischi. E ci sono rischi, anche da noi. Ma in nessuna altra parte del mondo ci sono più chance che qui da noi. E dunque chi se non noi può essere ottimista?", ha esortato. "Perciò, cari cittadini, dobbiamo avere coraggio. A me certamente il futuro non fa paura".

Nella sua, come nella testa di tutti, c'erano anche le politiche di Donald Trump. Anche perché, qualche ora prima di lui, il presidente della Camera, aprendo la tornata elettorale, ha messo in guardia senza mezzi termini dal trumpismo e dalle "conseguenze fatali sulle relazioni internazionali" che le politiche isolazioniste di Washington possono avere, citando esplicitamente i disastri nel '900.

Steinmeier sembra però uno degli antidoti alle tendenze populiste, protezioniste e isolazioniste che si diffondono a livello globale. "Non è meraviglioso che il nostro Paese, questa patria difficile, sia diventato per molti nel mondo un'ancora di speranza?", ha detto citando una donna tunisina incontrata nei suoi viaggi, che ha affermato di avere speranza proprio grazie alla Germania. "Anche dopo la riunificazione c'era un po' di risentimento contro gli stranieri, ed è stata superata. Sono sicuro che ci riusciremo anche oggi", ha aggiunto a proposito dei rischi interni.

C'è infine chi rivaluta la noia, oggi in Germania, grazie a Frank Walter Steinmeier. L'uomo che succede ad uno splendido oratore, il pastore dissidente della DDR Joachim Gauck, è stato spesso pizzicato, per i suoi interventi noiosi. Ma anche questo sembra non essere più un difetto, in un presidente già amato dal Paese. "La virtù della noia", ha scritto la Sueddeutsche Zeitung ricordando che "Langweile", traduzione tedesca di "noia", contiene dentro di sé due termini che stanno per "lungo tratto".

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SDA-ATS