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Il premio Nobel Joseph Stiglitz

KEYSTONE/EPA EFE FILE/ERNESTO ARIAS

(sda-ats)

Emmanuel Macron all'Eliseo "è l'ultima chiamata per l'Europa" e "l'ultima speranza di salvare l'euro".

Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, secondo cui se Macron non riuscirà a convincere la Germania ad accettare un equilibrio diverso, allora il peso della disoccupazione in Francia e in Italia non potrà che rafforzare nelle urne chi vuole mandare in frantumi la moneta unica.

"Gran parte del mondo crede che quando un'economia è debole si debba darle degli stimoli, e quando il tasso di cambio è fisso, come nell'euro, ci sono due modi per fare degli aggiustamenti: attraverso svalutazioni interne operate attraverso la disoccupazione e la compressione dei salari - non funzionano mai - oppure i Paesi più forti si impegnano a perseguire un'inflazione un po' più alta", spiega Stiglitz. "La Germania, caso quasi unico al mondo, rifiuta gli stimoli e scarica l'onere delle correzioni sui Paesi deboli. Tutti gli altri, da almeno 75 anni, pensano che si debba fare all'opposto".

Se Macron non convincerà i tedeschi a cambiare strategia, "la sola cosa che li convincerà è la minaccia di una rottura dell'euro", dice Stiglitz. "La realtà è che sia l'Italia che la Francia non vanno molto bene. La disoccupazione resta altissima, specie fra i giovani". E "se lasci indietro masse di persone in una società democratica, se scarichi su di loro tutto il peso degli squilibri dell'eurozona, la gente dice: basta, non funziona. Non è ricatto, sono realtà politiche in una società democratica. La Germania dovrebbe saperlo: è così che Hitler è andato al potere".

SDA-ATS

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