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Le strade svizzere sono tra le più sicure al mondo, ma restano carenze che riguardano distrazione, velocità e uso del casco.

Keystone/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

(sda-ats)

Le strade svizzere sono tra le più sicure al mondo, ma restano lacune da colmare in vari ambiti. Lo rivela il nuovo barometro della sicurezza realizzato annualmente dagli esperti dell'Ufficio prevenzione infortuni (upi).

La Svizzera è tra i primi della classe a livello mondiale con 31 morti su 1 milione di abitanti e negli ultimi anni l'incidentalità è diminuita sia fra gli automobilisti sia fra i motociclisti.

Tuttavia, l'upi ha evidenziato ambiti dove rimangono alcune carenze. Fra questi la distrazione, la velocità, il tasso d'uso del casco e il traffico lento. Da studi e sondaggi emerge che solo due persone al volante su dieci non superano mai i limiti di velocità in vigore e un ciclista su due circola senza protezione per il capo. Elevata invece la percentuale di conducenti che allacciano le cinture (94%) e accendono i fari (95%).

Le vittime della strada sono sempre più anziane e la sensibilità politica "va sempre più svanendo nei confronti della sicurezza", si legge in una nota odierna dell'upi.

Gli incidenti gravi sono dovuti principalmente a tre cause: distrazione e inosservanza della precedenza, eccesso di velocità e consumo di alcol. Stando all'upi, i sinistri sulle strade extraurbane hanno più sovente esito mortale.

Per ridurre ulteriormente i rischi per la popolazione, i veicoli "devono essere costruiti più a misura d'uomo" e le strade "devono essere configurate a prova di errore", continua il comunicato.

I danni gravi alle persone accertati sono stati 4001 nel 2016. In testa alla graduatoria ci sono i motociclisti (1'042 casi), davanti agli automobilisti (947) e ai ciclisti (878). Quest'ultimi sarebbero però primi in classifica se si tenesse conto anche delle persone che hanno riportato lesioni serie in sella a una bici elettrica (210, cifra in aumento).

La maggior parte degli incidenti di rilievo è avvenuta in Svizzera tedesca (2655). Segue la Romandia (1129) e poi il Ticino (217, poco oltre il 5% del totale).

SDA-ATS

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