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Strauss-Kahn libero, finito un incubo

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 agosto 2011 - 21:42
(Keystone-ATS)

"È finito un incubo. È la fine di una prova terribile e ingiusta": esulta Dominique Strauss-Kahn nell'accogliere la decisione della Corte penale di Manhattan che ha archiviato il suo caso, scagionandolo dalla tremenda accusa di violenza sessuale. Quella che gli è costata la poltrona più alta del Fondo monetario internazionale e che ha bruciato sul nascere la sua corsa verso l'Eliseo.

Insieme all'inseparabile moglie e ai suoi legali, Dsk esce dal tribunale sorridente, visibilmente soddisfatto, incurante dei pochi fischi che arrivano da alcuni contestatori. E non potrebbe essere diversamente. Come nelle attese, il giudice Michael Obus ha accolto la richiesta della Procura e ha deciso di far cadere tutte le accuse di rilievo penale. Non ci sono le prove che quella mattina del 15 maggio scorso, in una delle suite del Sofitel di Times Square, vi fu violenza carnale. Per questa accusa l'ex numero uno dell'Fmi era agli arresti domiciliari in una lussuosa casa di Tribeca, a Manhattan. Ora è tornato libero. "Sono impaziente di tornare a casa e a una vita normale", si legge tra le righe di un comunicato diffuso al termine dell'udienza. Al momento, però, non è chiaro quando Strauss-Kahn potrà davvero tornare in Francia.

Non molla , infatti, la trentaduenne originaria della Guinea, Nafissatou Diallo, la cameriera del Sofitel sua grande accusatrice. E non solo proseguirà la battaglia sul piano civile: il suo avvocato ha presentato ricorso alla Corte d'appello, chiedendo di riesaminare la richiesta (finora bocciata) di affidare il caso ad un Grand jury. Questo per stabilire se le prove raccolte contro Dsk siano sufficienti per avviare un processo penale. La decisione dovrà essere presa entro 30 giorni, e questo potrebbe ritardare la partenza di Strauss-Kahn alla volta di Parigi.

"È stata abbandonata una donna innocente. È stata negata la giustizia", ripete il legale della cameriera parlando coi giornalisti, ribadendo come le prove esistenti di fatto inchiodino Dsk alle sue responsabilità. A partire da quelle tracce di Dna trovate sull'uniforme della domestica. A poca distanza la replica degli avvocati del francese, che liquidano la questione in poche parole: "Si può parlare di comportamento fuori posto, ma non di violenza".

Non la pensano così le persone - un centinaio - che si sono ritrovate davanti alla Corte per protestare contro la decisione dei giudici. Le più agguerrite sono una trentina di donne appartenenti a un gruppo di femministe e a una comunità afro-americana. Vogliono il processo e urlano "Giustizia". Poi ancora: "Le prove parlano da sole", 'Basta cittadini di seconda classè. Su altri cartelli si legge "DSK Vergognati!", e si esprime disprezzo per l'ex leader dell'Fmi. L'impressione è che del caso Strauss-Kahn negli Usa si parlerà ancora molto.

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