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Strauss-Khan formalmente incriminato ma libero su cauzione

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 maggio 2011 - 07:14
(Keystone-ATS)

"La legge è uguale per tutti": il procuratore distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance, ha tenuto a sottolineare questo semplice messaggio in una dichiarazione pubblica resa all'esterno del palazzo di giustizia di New York dove Dominique Strauss-Kahn ha vissuto oggi la giornata più lunga della sua vita.

Davanti agli occhi esterrefatti di moglie e figlia, presenti in aula, l'ex direttore del Fondo Monetario Internazionale ha saputo di essere stato formalmente incriminato da un gran giurì per tutti e sette i capi di imputazione di cui è accusato; ha appreso che la Corte Suprema dello Stato di New York ha accolto la sua domanda di libertà su cauzione, ma lui dovrà comunque restare ancora una notte in carcere, fino a quando - domani - non avrà versato un milione di dollari e avrà fornito garanzie in deposito per altri 5 milioni di dollari; ha avuto la conferma che, fuori dal carcere, dovrà comunque portare un braccialetto elettronico.

Non solo: ha appreso, cercando di nascondere ogni emozione sotto un'espressione apparentemente neutra, che nell'appartamento di Manhattan in cui dovrà stare agli arresti domiciliari (affittato per l'occasione) avrà per tutto in tempo una guardia armata a sorvegliarlo. Che, ironia della legge, sarà a suo carico: dovrà cioè pagare di tasca sua chi lo sorveglia, una spesa che secondo gli esperti americani può essere anche di 200 mila dollari al mese.

Questo il giovedì più lungo e doloroso che l'ex direttore dell'Fmi abbia mai vissuto. La giornata era cominciata per lui molto presto. Era stato infatti alle primissime ore del mattino che il Fondo Monetario aveva reso note al mondo le sue dimissioni. "È con infinita tristezza che mi sento costretto oggi a rassegnare le mie dimissioni" aveva detto Strauss-Kahn nella prima sua dichiarazione pubblica da quando lo scandalo è cominciato. Nella stessa dichiarazione aveva però ribadito che di "negare con la più grande fermezza possibile" le accuse mosse nei suoi confronti. Questa continuerà a essere la sua linea processuale. Una linea che per il momento lo vede formalmente sul banco degli imputati. La giuria popolare convocata per esaminare le accuse a suo carico ha infatti votato a favore dell'accoglimento di tutti i capi d'imputazione. Lo ha fatto perchè, come ha ribadito l'accusa in aula, ha giudicato "credibili" le accuse mosse dalla cameriera del Sofitel di Times Square.

La donna dice di essere stata violentata, di essere stata costretta con la forza a sottomettersi ai desideri del suo aggressore. Gli agenti della Special Victim Unit di New York hanno fornito elementi a sostegno di questa versione, verificando e accertando che la donna "ha detto la verita". La difesa di Strauss-Kahn continua invece a ripetere che l'atto sessuale sì c'è stato, ma è stato consenziente.

Restano però alcune contraddizioni nella versione fornita dall'ex direttore dell'Fmi. Per esempio, non coincidono i tempi: ha detto di aver lasciato l'hotel alle 12:30 per andare a pranzo, alle 12:45 in un ristorante lì vicino, e poi in taxi fino all'aeroporto. Ma la polizia ha rintracciato il tassista che lo ha portato al Jfk, e ha verificato attraverso il gps che il taxi è giunto all'aeroporto alle 13:15. Per quanto possa essere stato veloce il pranzo consumato a Manhattan, è impossibile per un taxi arrivare al Jfk per l'ora indicata da Strauss Kahn. Per questo e per altri motivi, non ultimo il pericolo di fuga, il giudice della Corte Suprema dello Stato, Michael Obus, nel ritirarsi per decidere se concedergli la libertà su cauzione, aveva sottolineato di essere "preoccupato": "Il vero problema per questa corte è di avere garanzie, e non soltanto finanziarie, per essere certa che l'imputato sia presente" alle eventuali, prossime udienze.

Dominique Strauss-Kahn proviene da "un Paese dove sarebbe difficile, se non impossibile" estradarlo, aveva precisato. È un altro modo per dire, come dichiarato dal procuratore Cyrus Vance, che in America la legge è uguale per tutti.

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