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La moratoria concernente l'apertura di nuovi studi medici dovrebbe diventare definitiva. Il Nazionale ha eliminato tacitamente oggi l'ultima divergenza minore che l'opponeva agli Stati sulla modifica della Legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal).

Il dossier è pronto per le votazioni finali del 18 dicembre.

In settembre, UDC e PLR si erano battuti contro il progetto. A loro modo di vedere questa riforma, alla quale i cantoni sono liberi di aderire o meno, non era opportuna. Meglio sarebbe puntare sulla fine dell'obbligo contrattuale, ossia l'obbligo per le casse malattia di rimborsare le prestazioni di tutti i medici riconosciuti.

La maggioranza del plenum aveva tuttavia preferito prolungare senza limiti di tempo la moratoria per le nuove ammissioni. Questo provvedimento è già stato applicato tra il 2002 e il 2011. Reintrodotta nel 2013, è limitata al 30 giugno del 2016. Attualmente vi ricorrono 18 cantoni.

Il Consiglio federale potrebbe dunque continuare a utilizzare questo meccanismo, in particolare per far fronte all'afflusso di medici stranieri. Nel 2012, al termine della moratoria, il numero di nuovi praticanti era esploso, in particolare in Ticino.

La moratoria colpirà sia i medici indipendenti che quelli salariati, così come quelli che lavorano nel settore ambulatoriale ospedaliero e in istituti di cura. I praticanti che hanno lavorato per almeno tre anni in un istituto svizzero di formazione riconosciuto ne saranno esentati. La Confederazione fisserà i criteri dell'esenzione.

La riforma presentata dal consigliere federale Alain Berset era più ambiziosa ma era stata criticata in procedura di consultazione da casse malati, ospedali e medici. La proposta del ministro della sanità - che voleva lasciare carta bianca ai Cantoni per regolare l'offerta sanitaria del settore ambulatoriale - è stata giudicata da più parti "troppo interventista".

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SDA-ATS