Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

È scontro tra Roma e Bruxelles sui migranti. La Ue bacchetta Italia, Grecia e Croazia per le mancate registrazioni delle impronte digitali dei profughi nel sistema Eurodac. E il premier Matteo Renzi attacca: l'Unione "non sta facendo tutto quello che può".

Su 140mila persone arrivate in Italia tra gennaio e novembre 2015 (secondo i dati Frontex confermati dalle autorità nazionali) solo 50mila sono stati inseriti nel database Eurodac, sottolineano alla Commissione, ovvero uno su tre. E anche i dati più recenti non evidenziano grandi progressi. Tra luglio e novembre, su 65mila approdati sulle nostre coste, sono 29mila quelli rientrati nel database europeo.

Del resto, da almeno un anno i dati incrociati mostravano discrepanze. Per mesi a Bruxelles è prevalsa la pazienza. Ma con l'esplosione dei flussi sulla rotta balcanica verso il nord Europa, a settembre è stata inviata una lettera 'amministrativà con cui si esortava a mettersi in regola. Sono seguiti un paio di scambi tra Roma e Bruxelles: l'ultimo documento arrivato alla Commissione è stata la lettera con cui il capo della polizia Alessandro Pansa ha segnalato come da gennaio al 4 dicembre "sono sbarcati 144.218 stranieri, con 114.679 fotosegnalamenti (pari al 79,52%) tutti inseriti in Eurodac", con un crescendo nelle registrazioni "dal 65% del luglio fino all'attuale 79,52%". Spiegazioni "insufficienti" per la Ue, che con la lettera di messa in mora (primo step dell'iter) invita l'Italia "al pieno rispetto delle regole" entro due mesi.

Alcune fonti sottolineano il carattere d'urgenza usato per l'apertura della procedura, dovuto anche al mancato confronto formale della 'pilot' che di solito precede l'iter. In molti scommettono che a pesare per l'avvio sia stata anche la lettera dei ministri degli Interni francese Bernard Cazeneuve e tedesco Thomas de Maiziere del 3 dicembre, in cui si chiede un forte giro di vite sui controlli alle frontiere esterne. Il premier Renzi ha avvertito: abbiamo "iniziato a realizzare gli hotspot e li realizzeremo tutti e cinque, ma non è ancora partito il processo di relocation come vorremmo". Intanto l'Italia "continuerà a salvare vite umane nel Mediterraneo, anche prendendo critiche e insulti" da "alcuni partner", perché fa "in modo diverso da altri Paesi che strillano dopo la tragedia e poi si dimenticano".

Per il responsabile degli Affari Ue Sandro Gozi, la riposta arrivata dalla Ue è sbagliata, perché "la soluzione non è applicare in modo miope e rigido le regole comuni verso chi ha fatto molto più e meglio di altri".

D'altra parte i dati Eurostat rivelano che le prime richieste d'asilo in Ue nel terzo trimestre 2015 sono state 410mila, il doppio rispetto al trimestre precedente. I numeri più alti in Germania e in Ungheria (108mila ognuna; 26%), seguono Svezia (42.500; 10%), Italia (28.400; 7%) e Austria (27.600; 7%). In Italia il dato è salito del 91% sul trimestre precedente.

Mentre è di oltre 800mila il totale delle richieste d'asilo aperte in Europa. La Germania, con 366mila, ha la quota di gran lunga più alta (45%), seguita da Ungheria (107.500; 13%), Svezia (85.700; 11%) e Italia (50.500; 6%).

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS