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L'ex direttore dell'FBI James Comey.

KEYSTONE/AP/CAROLYN KASTER

(sda-ats)

Scossa dopo scossa, non si ferma il terremoto che agita Washington da quando il presidente Usa Donald Trump ha licenziato il direttore dell'Fbi James Comey nel bel mezzo dell'inchiesta sul 'Russiagate'.

In un'altra giornata di convulse reazioni si rincorrono ancora le indiscrezioni che adesso ricostruiscono una cena a due fra Trump e il capo del Bureau in cui il primo chiedeva "lealtà". Ovvero fedeltà.

Comey gli garantì 'soltanto' "onestà". La furia del presidente scatta immediata in una raffica di tweet con cui Trump rilancia la sua sfida che suona come una minaccia a Comey - "Farebbe bene a sperare che non ci siano 'nastri' delle nostre conversazioni"- e alla stampa, mettendo in discussione l'esistenza stessa dei briefing alla Casa Bianca.

È il New York Times a ricostruire i dettagli di quella cena privata, a due, lo scorso 27 gennaio, pochi giorni dopo l'insediamento di Trump alla Casa Bianca, tra il presidente e Comey. Fu il presidente a chiamare il direttore dell'Fbi - stando al resoconto riferito da fonti informate - e gli chiese promessa di lealtà, due volte. Non soddisfatto della prima risposta in cui Comey sottolineava di poter garantire "onesta'" ma di non poter essere "affidabile" nel senso politico convenzionale, Trump chiese se poteva contare allora su "onesta lealtà", ottenendo una risposta affermativa. Un episodio che adesso - stando alle stesse fonti - Comey ritiene foriero di quanto poi accaduto nei giorni scorsi. Una versione che una fonte vicina all'ex capo del Bureau investigativo alla Associated Press ha descritto come "accurata".

Il terremoto nel terremoto, appunto. Dopo l'intervista alla Nbc con la versione di Trump sul licenziamento di Comey, su come quella decisione maturò con dettagli contraddittori rispetto a quanto riferito dal podio della sala stampa alla Casa Bianca. O il pasticcio nel pasticcio, secondo alcuni, con diversi osservatori che pur solitamente critici verso gli 'addetti stampa' del presidente in questo caso li scagionano: non è colpa loro. Trump - si sa - quando vuole fa 'da sé', così i suoi messaggi li fa arrivare con una raffica di tweet di prima mattina: fino a sette in poco più di un'ora.

"Ancora una volta, la storia di collusione fra la Russia e la campagna di Trump è stata inventata dai democratici come una scusa per aver perso le elezioni". "I fake media stanno facendo gli straordinari!". "Sono un presidente molto attivo, con molte cose che accadono. Non è possibile per i miei presentarsi sul podio con una perfetta accuratezza...". E ancora: "... Forse la cosa migliore da fare sarebbe cancellare i futuri 'press briefing' e inviare risposte scritte per aver maggiore accuratezza?''. Ma anche: "James Comey farebbe bene a sperare che non ci siano 'nastri' delle nostre conversazioni prima che cominci a spifferare alla stampa!". E in fine, in sequenza: "Quando finirà la caccia alle streghe?".

Sul podio al briefing nella sala stampa della Casa Bianca torna Sean Spicer e tenta di minimizzare: nulla da aggiungere ai tweet del presidente, nessun commento, ripete ai giornalisti. E no, "nessuna minaccia", il presidente "ha solo esposto fatti". La lealtà poi che chiese a Comey non era personale, ma "lealtà verso il Paese". E sui nastri è quasi un no comment, perché a chi chiede se alla Casa Bianca qualcuno ne sia in possesso, Spicer risponde "non ne ho notizia".

Mentre, che esistano o meno, l'ex direttore dell'Fbi non teme alcuna registrazione dicono fonti alla Cnn. È più pacato del solito però Spicer, e tornato in sala stampa dopo qualche giorno di assenza in cui è impazzata la bufera, si ritrova a dover 'difendere' il suo lavoro, dopo che proprio il presidente aveva affermato che non sempre si può essere accurati: "facciamo del nostro meglio", ha detto il suo portavoce.

Intanto si palesa anche l'avvocato del presidente che, in risposta ad una richiesta del senatore repubblicano Lindsey Graham, comunica in una lettera diffusa dalla Casa Bianca che, stando alle dichiarazioni dei redditi del tycoon degli ultimi dieci anni, non risultano "entrate di alcun tipo provenienti dalla Russia" ma con alcune eccezioni: legate all'edizione dei Miss Universo nel 2013 a Mosca e a una proprietà immobiliare venduta a un miliardario russo nel 2008 per 95 milioni di dollari.

SDA-ATS

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