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Sviluppo sostenibile: risultati contrastati in Svizzera

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 aprile 2012 - 14:14
(Keystone-ATS)

A vent'anni dal Vertice della Terra di Rio nel 1992, la Svizzera stila un bilancio contrastato in materia di sviluppo sostenibile. Mentre le condizioni di vita sono considerate buone, il divario tra ricchi e poveri resta importante, e lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili è ulteriormente aumentato.

Sono queste le principali conclusioni cui giunge il "Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2012, pubblicato congiuntamente dagli Uffici federali di statistica (UST), dello sviluppo territoriale (ARE), dell'ambiente (UFAM) e dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile "Rio+20" in programma dal 20 al 22 giugno nella metropoli brasiliana.

Nel confronto internazionale, la Svizzera offre buone condizioni di vita: negli ultimi vent'anni la speranza di vita è cresciuta dell'8% per le donne e del 9% per gli uomini. Nel 2010, quasi il 75% degli intervistati si è inoltre dichiarato molto soddisfatto della propria esistenza.

Ma vi sono anche alcuni punti negativi, ad esempio il divario tra ricchi e poveri: nel 2008, il 20% della popolazione più benestante guadagnava in media oltre quattro volte più del 20% meno abbiente, un livello pressoché invariato dal 2000. Ciononostante si osserva un arretramento degli squilibri, riscontrabile per esempio nella diminuzione delle disparità salariali tra uomini e donne (-23% tra il 1994 e il 2010), rileva il rapporto.

Nel campo della formazione, non tutti i gruppi di popolazione godono di pari opportunità. I giovani stranieri che non dispongono di una formazione post obbligatoria, per esempio, sono quattro volte più numerosi degli svizzeri.

Quanto al consumo di risorse non rinnovabili, l'insieme dei bisogni materiali è aumentato di più del 20% dal 1992, comportando svariate conseguenze, tra cui un incremento del 30% della produzione di rifiuti dal 1992.

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