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Svizzera continuerà ad aiutare Tunisia

"Cogliamo l'occasione della sua visita per esprimerle il nostro sostegno in questo difficile momento affinché il suo Paese continui la strada intrapresa verso un autentico progresso politico, sociale ed economico".

Con queste parole il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann ha accolto il suo omologo tunisino Béji Caïd Essebsi in occasione della sua visita di Stato a Berna. Quest'ultimo ha ringraziato la Svizzera per il suo aiuto, di vitale importanza per il Paese nordafricano.

Sottolineando che si tratta della prima visita di Stato in Svizzera di un presidente tunisino, Schneider-Ammann si è congratulato con Essebsi per il ruolo di pioniere svolto dalla Tunisia: il Paese ha superato "i numerosi ostacoli della Primavera araba, dando prova di maturità e saggezza", ha detto il consigliere federale nella Sala dei Passi perduti di Palazzo federale.

Il presidente della Confederazione si è pure complimentato per la promulgazione della nuova Costituzione tunisina, il 7 febbraio scorso, la quale riconosce l'Islam come religione di Stato, "garantendo nel medesimo tempo la libertà di credenza a tutte le cittadine e a tutti i cittadini".

"È la dimostrazione lampante del ruolo che la Tunisia sta assumendo sulla via dello Stato di diritto, nel rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali", ha aggiunto Schneider-Ammann.

Continuare programma di sostegno

"Sono convinto che non esiste libertà o democrazia senza una solida base economica. Occorre offrire in modo particolare ai giovani una formazione e un impiego, ossia delle prospettive", ha proseguito il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR). "Altrimenti - secondo Schneider-Ammann - non si fa che alimentare alcune derive che possiamo osservare un po' ovunque nel mondo".

"La Svizzera desidera contribuire a creare queste prospettive nel suo Paese", ha aggiunto il presidente della Confederazione. La visita in Tunisia l'autunno scorso di una delegazione economica diretta dalla segretaria di Stato all'economia, Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, rappresenta un primo passo in tal senso.

Schneider-Ammann ha inoltre sottolineato di sperare che i legami così creati si svilupperanno ancora, in particolare durante la tavola rotonda su tematiche economiche a cui parteciperanno domani entrambi i presidenti. "In occasione della nostra visita alla società di prodotti alimentari Emmi, potrà farsi un'idea dell'importanza fondamentale che riveste nel nostro Paese la formazione professionale all'interno dell'impresa", ha aggiunto.

La Svizzera intende inoltre proseguire il suo vasto programma di sostegno, iniziato nel 2011 e per il quale ha già stanziato 80 milioni di franchi, volto a promuovere la democrazia e i diritti umani, favorire lo sviluppo economico e proteggere i migranti che ne hanno bisogno. Un Gruppo di amicizia Svizzera-Tunisia sarà istituito in occasione di questa visita, ha rilevato Schneider-Ammann.

Momento cruciale per la Tunisia

Ringraziando la Svizzera per l'aiuto già fornito, per esempio nella redazione della Costituzione tunisina, Essebsi ha dal canto suo invitato le autorità federali a continuare le loro azioni di sostegno, in un momento cruciale per il suo Paese in cui "la democrazia sta per diventare una realtà".

La Tunisia sta vivendo "un'esperienza unica" nel mondo arabo, "non facile da assumere in un contesto nel quale non tutti marciano nella stessa direzione", ha spiegato. "Siamo il controesempio di quanto sta attorno a noi", ha aggiunto Essebsi facendo riferimento alla situazione libica.

Il presidente tunisino ha inoltre auspicato che la sua visita galvanizzi le relazioni bilaterali. "Da parte nostra faremo il massimo affinché le imprese svizzere che fanno un lavoro egregio investano in Tunisia".

Nel corso dei colloqui è stata pure affrontata la questione della restituzione degli averi - 60 milioni di franchi - dell'ex presidente Ben Ali e del suo clan ancora bloccati in Svizzera. Secondo Schneider-Ammann, la procedura non dovrebbe più durare "anni", ma occorre anche rispettare lo Stato di diritto.

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